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Tribunale

Incendio doloso dell’Alfa Maceri di Cologno: condannato titolare di un’azienda concorrente

Tre anni e quattro mesi per Francesco Masotina, 77 anni, a capo di un'altra cartiera.

Incendio doloso dell’Alfa Maceri di Cologno: condannato titolare di un’azienda concorrente
Cronaca Martesana, 23 Aprile 2021 ore 18:31

Incendio doloso dell’Alfa Maceri di Cologno Monzese: condannato titolare di un’azienda concorrente. Tre anni e quattro mesi per Francesco Masotina, 77 anni, a capo di un’altra cartiera.

Imprenditore condannato per l’incendio doloso dell’Alfa Maceri di Cologno

La sentenza di primo grado del processo per il rogo scoppiato l’11 marzo del 2018 è stata emessa oggi, venerdì 23 aprile 2021, al Tribunale di Monza. L’imprenditore alla sbarra, titolare della Cartiera di Cologno, è stato condannato anche al risarcimento dei danni, che saranno liquidati in separata sede, e al pagamento di una provvisionale di 50mila euro e delle spese legali, oltre all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Alfa Maceri, azienda anch’essa attiva nella gestione e nello stoccaggio di carta di riciclo, si è costituita parte civile nel procedimento: erano stati lanciati tre oggetti infuocati, che avevano dato il via a fiamme alte anche quindici metri, lambendo un condominio vicino.

Le indagini

Fondamentali per le indagini, che avevano portato all’arresto dell’imprenditore un anno dopo il rogo, si erano dimostrate le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona. Poi erano arrivati i dati estrapolati dal sistema Gps del Porsche Cayenne dell’imprenditore, perfettamente sovrapponibili ai movimenti registrati dai varchi elettronici e alle tracce delle celle telefoniche agganciate.

Pm e avvocato di parte civile smontano l’ipotesi Camorra

Nelle loro repliche prima della lettura del dispositivo, il pubblico ministero e l’avvocato di parte civile hanno smontato le tesi difensive dei due legali di Masotina. Uno di loro aveva avanzato l’ipotesi e l’ombra della criminalità organizzata. L’avvocato ammise alla fine che quella ripresa dagli “occhi elettronici” era sì la Cayenne dell’imputato, ma che a bordo c’era un’altra persona, salita in via Cavallotti dopo aver fatto scendere Masotina e lasciando nell’abitacolo il cellulare dell’imputato. Non avrebbe raccontato e denunciato questa verità per paura: “Non esce più di casa”, aveva aggiunto.

“Sono rimasto esterrefatto sentendo una ricostruzione inverosimile, velleitaria e senza alcun aggancio probatorio: ma di cosa stiamo parlando? – ha commentato il pm – Ho fatto per cinque anni processi nelle terre di mafia: quelle che ho sentito sono fantasie senza alcuna rispondenza. Sarebbe bastata anche solo una dichiarazione spontanea dell’imputato, ma invece niente. A un certo punto Masotina non è più comparso in aula. Tutti gli indizi sono chiari e dimostrano la sua piena responsabilità”.

La Ferrari e le foto sui social delle cene con gli amici e delle vacanze

“È stata una storiella, nella quale ci è stato descritto un Masotina impaurito, costretto al silenzio – ha aggiunto l’avvocato di parte civile – Gli avrei consigliato di eliminare alcune foto dal suo profilo Facebook, nelle quali nel periodo successivo all’incendio lo si vede ritratto a cena con gli amici, in vacanza al mare e accanto a una Ferrari 360 Modena, acquistata agli inizi dell’ottobre del 2019. Si vede che paura che aveva…”.

Da parte loro, gli avvocati del 77enne hanno già annunciato la decisione di presentare ricorso in Appello.

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