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l'allarme lanciato dal pd

Il centro vaccini di Melzo a rischio chiusura?

L'Asst conferma la somministrazione delle seconde dosi. Ulteriori sviluppi saranno valutati solo in futuro.

Il centro vaccini di Melzo a rischio chiusura?
Cronaca Martesana, 31 Marzo 2021 ore 14:37

Dopo Rivolta d’Adda, anche Melzo?  Mentre a Cernusco fervono i lavori per l’apertura del centro vaccinale all’ex Filanda, identificato da Regione Lombardia tra quelli per la campagna massiva, si allunga un’ombra sinistra sui due presidi vaccinali dell’Adda Martesana.  A lanciare l’allarme è il Partito democratico.

Punto vaccini  di Melzo a rischio chiusura?

L’allarme dei dem è sul polo melzese.

Con la delibera n. 4384 del 3 marzo 2021 la Regione Lombardia ha deliberato che l’attività vaccinale anti-covid19 venga centralizzata, per il territorio dell’Ats Milano, in 13 grossi centri  massivi. Quelli a noi più vicini sarebbero l’area ex filanda di Cernusco sul Naviglio oppure il palazzetto dello sport di Vizzolo Predabissi. Fin qui tutto bene. Quello che a cui siamo fortemente contrari è che venga sospesa la medesima attività già in essere presso l’ospedale di Melzo. Nella medesima libera c’è persino scritto: c’è bisogno di Melzo per raggiungere l’obiettivo che la Regione Lombardia stessa si pone.

La delibera è correlata di un allegato che ne è parte integrate denominata “Programmazione Centri Massivi” alla sopra citata delibera mostra che i centri definiti avranno la capacità di inoculare 37 mila inoculazioni al giorno contro le 55 mila definite come obiettivo da raggiungere. Questo divario dovrebbe essere colmato, come da indicazioni della delibera medesima, da “privati” (mediante accordi ancora da definire) o “erogatori distribuiti” (tra cui vengono citati gli ospedali).
Il nostro ospedale si è già attivato ed organizzato, garantisce la vicinanza di parcheggi ed è collocato in una zona ad alta accessibilità. Chiudere l’attività per riprenderla in altri centri, perché il cosiddetto canale “massivo” non copre a pieno il fabbisogno, pare essere un inutile spreco di tempo e risorse.
Il nostro ospedale è una realtà che già opera nel territorio, ma come al solito alla Regione Lombardia, a guida leghista, la diffusione dei servizi sul territorio mediante le strutture pubbliche non pare proprio andare a genio, eppure, è ormai sotto gli occhi di tutti che se avessimo avuto una maggiore diffusione e organizzazione dell’assistenza sanitaria territoriale avremmo affrontato la sfida della pandemia in maniera più efficace.
Riteniamo che sarebbe veramente intollerabile che l’attività già attivata presso il nostro ospedale fosse sostituita da una attività concordata con una realità privata.
Ci permettiamo, infine, anche di sottolineare come per una persona anziana residente a Melzo, avere la possibilità di vaccinarsi a Melzo sia un grande servizio, ma anche per tutti coloro che sono più vicini a Melzo che agli altri centri. Per quale motivo si dovrebbe creare un inutile disagio e difficoltà obbligando un nostro concittadino ad andare altrove, quando la delibera stessa mostra come l’aiuto di un centro vaccinale in più (per quanto più piccolo di quelli massivi) sia assolutamente necessario?

Garantite le seconde dosi. E poi?

Le voci stanno iniziando a girare e la vicenda fa ovviamente discutere. Pertanto abbiamo chiesto una posizione all’Asst di Melegnano e Martesana, che ha confermato, a Melzo come a Trezzo (dunque anche sulle rive dell’Adda la questione potrebbe prendere un’altra piega), la garanzia delle seconde dosi per chi ha già ricevuto la prima somministrazione, ma sul futuro non è stata data alcuna certezza.

La questione delle somministrazioni massive non è in capo ad Asst. Ulteriori sviluppi saranno valutati solo in futuro.

Le parole del sindaco

Della vicenda si sta interessando anche il sindaco di Melzo Antonio Fusè:

Questa problematica che ci è stata evidenziata da più cittadini ci sta particolarmente a cuore. Chiaramente la nostra premura è di non perdere un servizio importante per tutto il territorio della Martesana. Dobbiamo però fare i conti con le decisioni di Regione Lombardia che ha scelto la strada dei grandi Hub. Come fatto da altri sindaci avevamo dato la disponibilità di spazi e volontari per poter ospitare centri per la vaccinazione diffusa, ma sono state fatte altre scelte. Non è questo il momento delle polemiche, anche a me la gestione delle prenotazioni non ha convinto, ma oggi la priorità è che ognuno dei nostri cittadini, a partire dai più fragili, riceva il farmaco per superare questa fase di emergenza.

L’incontro di stamattina

Sulla questione è intervenuta oggi, mercoledì 31 marzo 2021, anche Elisa Balconi, primo cittadino di Cassina de’ Pecchi e presidente dell’assemblea dei sindaci dell’Asst Melegnano e Martesana

Ho appena concluso una “cabina di regia” con la dottoressa Antonella Sardi (Ats Milano) e una componente ristretta e rappresentativa dei sindaci del nostro territorio per fare il punto sulla situazione vaccini anticovid.

Rispetto alla vaccinazione di massa ci è stato comunicato  che  i Comuni di Cernusco e Vizzolo hanno messo a disposizione spazi sufficientemente ampi (700 metri quadrati) dove è stato possibile attivare numerose linee vaccinali che lavorano contemporaneamente.

I centri già attivi (Melzo in particolare) continueranno la propria attività fino a quando non saranno diramate indicazioni differenti; a  ogni modo l’ospedale di Melzo non chiuderà come centro vaccinale pre-Covid (l’attività di vaccinazione ordinaria resterà attiva). L’autorizzazione di centri semi-massivi, cioè con metrature inferiori, è in attesa di risposta da Ats e Regione: la decisione è subordinata alla programmazione dell’arrivo delle dosi di vaccino per cui non esistono salde certezze ma solo accordi non sempre rispettati.

Futuro incerto

Insomma, non mancano i punti di domanda su una vicenda che si chiarirà molto probabilmente nelle prossime ore (l’apertura di Cernusco è prevista a giorni). Melzo e Trezzo, nel frattempo, continuano le loro attività che procedono a ritmo nonostante qualche difficoltà delle prime giornate. A Melzo, infatti, erano stati convocati 150 anziani in più del dovuto il primo giorno, mentre a Trezzo le convocazioni erano avvenute tutte in contemporanea.

Ora che la situazione sembra essersi normalizzata sarebbe un peccato fermare tutto.

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