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Strangolò e uccise la moglie: condannato a vent’anni

Luigi Bonicalzi condannato a Monza per l'omicidio della moglie Teresa Rocca, avvenuto a Brugherio ad agosto.

Strangolò e uccise la moglie: condannato a vent’anni
Cronaca Brugherio, 20 Aprile 2021 ore 12:45

Condannato a vent’anni di carcere per aver strangolato e ucciso la moglie 86enne. E’ arrivata ieri, lunedì 19 aprile 2021, la sentenza per Luigi Bonicalzi, ottantenne pensionato di Brugherio, che lo scorso agosto uccise la moglie Rosalba Teresa Rocca.

Strangolò e uccise la moglie a Brugherio

Tutto ha inizio la mattina di martedì 4 agosto 2020. Un’ambulanza chiamata da una nipote della coppia avvisata a sua volta dal nonno alle  6.30 soccorre l’anziana residente in una piccola villetta a Brugherio. Ai sanitari l’uomo racconta che moglie, già con gravi patologie fisiche e mentali, ha avuto un malore a seguito di una caduta. I medici del Pronto soccorso di Vimercate, tuttavia, si accorgono che i segni sul collo della vittima sono compatibili con uno strangolamento e non con un incidente domestico, informando immediatamente i Carabinieri. Le indagini, dirette dal sostituto procuratore della Repubblica di Monza Michele Trianni, si sono subito concentrate sul contesto familiare.

I successivi interrogatori e le sommarie informazioni testimoniali raccolte tra parenti e amici hanno permesso di concentrare inevitabilmente l’attenzione sul marito, delineando già in poche ore un quadro accusatorio solido. Dopo lunghe ore di interrogatorio era arrivata la confessione. L’80enne ha infatti ammesso di aver strangolato l’anziana moglie per poi sperare in una sua ripresa per tutta la notte, finché, impaurito, ha chiesto aiuto alla nipote fingendo che la stessa avesse avuto un malore a seguito di una caduta.

Il processo

Il pm aveva chiesto vent’anni di carcere, con il riconoscimento del massimo delle attenuanti. L’imputato (non potendo essere processato con rito abbreviato in base a una recente riforma giudiziaria) rischiava l’ergastolo. Il suo avvocato difensore, Ivano Sperlenga, aveva chiesto una perizia psichiatrica con l’intento di accertarne l’incapacità di intendere e volere al momento dei fatti e chiedendo dunque che l’accusa diventasse di omicidio preterintenzionale. Secondo una consulenza psichiatrica di parte, Bonicalzi avrebbe avito in preda a un raptus: l’aggravarsi delle condizioni di salute della moglie (che però il brugherese aveva deciso di seguire da solo, senza un aiuto), lo avrebbe spinto al gesto estremo. Il giudice però ha ritenuto che il pensionato fosse pienamente in grado di intendere e volere e lo ha condannato per omicidio volontario aggravato.

Le  tre figlie  si sono costituite parte civile contro il padre e hanno ottenuto  il riconoscimento a  un risarcimento dei danni.