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Strangolò e uccise la compagna: pena ridotta per l’assassino di Sharly

Carmelo Fiore condannato a 22 anni per l'uccisione di Charlotte Yapi Akassi, avvenuta a Pozzo d'Adda nel novembre 2019.

Strangolò e uccise la compagna: pena ridotta per l’assassino di Sharly
Cronaca Trezzese, 17 Marzo 2021 ore 07:39

Sconto di pena in Appello per Carmelo Fiore, il 47enne che nella notte tra lunedì 23 e martedì 24 settembre 2019 uccise a Pozzo d’Adda la sua compagna Charlotte Yapi Akassi, 26 anni, strangolandola dopo una discussione. La sentenza di secondo grado è arrivata ieri, martedì 16 marzo 2021.

Omicidio di Pozzo, sconto di pena per Fiore

In primo grado Fiore era stato condannato a 23 anni di carcere. La pm  Maura Ripamonti  aveva proposto una condanna a 22 anni, calcolando le aggravanti (futili motivi e relazione amorosa) ma anche  l’attenuante della confessione e del corretto comportamento durante il processo.

In Appello la difesa (rappresentata dall’avvocato Andrea Benzi) ha puntato sul patteggiamento, ottenendo lo sconto di un anno. Confermata dai giudici anche la libertà vigilata per tre anni una volta che la pena sarà stata espiata.

Il fatto

I fatti risalgono alla notte tra lunedì 23 e martedì 24 settembre 2019.  Charlotte Yapi Akassi, originaria della Costa d’Avorio, era stata trovata morta nel suo appartamento di via Taviani a Pozzo d’Adda. Insieme a lei c’era anche un uomo, Carmelo Angelo Fiore, 46 anni, di Cinisello Balsamo, trovato ferito al petto. Aveva cercato di colpirsi dopo l’omicidio della donna. Ad avvisare i Carabinieri era stata una telefonata dell’ex compagna dell’uomo. Fiore l’aveva chiamata confessando quello che era appena accaduto. Aveva strangolato la giovane compagna, originaria della Costa d’Avorio e madre di due bimbi, al culmine di un litigio. Una settimana prima la ragazza, 26 anni, aveva chiamato i carabinieri a causa di un’altra lite, ma poi non aveva sporto denuncia. Fiore, convinto invece di essere stato denunciato, la notte dell’omicidio aveva insistito perché la 26enne ritirasse la querela. Da lì era nato il litigio, durante il quale la giovane avrebbe offeso l’uomo e gli avrebbe chiesto di andarsene. A quel punto l’operaio, aveva detto lui stesso nell’interrogatorio, aveva perso il controllo e l’aveva uccisa.

Subito dopo aveva telefonato alla ex moglie raccontando quanto accaduto e che la vittima lo aveva “deriso”. La donna poi aveva dato l’allarme. Dopo il delitto inoltre si era provocato una ferita al petto con un coltello inscenando, secondo le indagini, un tentativo di suicidio. Per questo venne ricoverato all’ospedale di Bergamo da dove venne dimesso dopo poche ore.

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