Cinque anni di reclusione. Questa la richiesta di condanna formulata oggi, lunedì 2 marzo 2026, dalla Procura di Monza nei confronti di una 48enne italiana che, nel cortile della case Aler di San Damiano, a Brugherio, nell’ottobre del 2022, colpì al volto una vicina di casa, sfregiandola al viso con una tazzina in porcellana per il caffè.
Sfregiata con una tazzina: chiesti 5 anni di reclusione
E’ alle battute finali il processo legato all’aggressione, con l’imputata alla sbarra per le accuse di lesioni permanenti al viso, stalking ed evasione. Il giorno in cui è avvenuto il fatto, infatti, la 48enne non sarebbe dovuta uscire dalla porta del suo appartamento popolare, perché sottoposta a misura cautelare.
La vittima, coetanea dell’imputata, costituitasi parte civile nel procedimento assieme alla figlia, aveva riportato una profonda ferita al viso che venne suturata con 90 punti.
“Per sei mesi ho mangiato solo con la cannuccia, non dormivo, avevo attacchi di panico e sono dovuta andare dalla psicologa – aveva raccontato in aula durante l’udienza nel corso della quale aveva testimoniato – Ho perso il lavoro di badante perché sono stata troppo tempo in malattia e non tornerò mai più come prima”.
Madre e figlia parti civili: imputata accusata anche di stalking
Madre e figlia hanno chiesto una provvisionale di risarcimento danni rispettivamente di 45mila e 2.500 euro.
Alle spalle, prima dell’aggressione al centro del procedimento penale, c’erano i rapporti tra le due che via via, negli ultimi mesi, si erano notevolmente deteriorati. Tutto era nato pare quando la vittima protestò con la controparte perché sentì il cane di quest’ultima piangere e guaire. Da quel momento la situazione era degenerata, con minacce rivolte anche alla figlia minorenne della vittima, fino ad arrivare al ferimento con un coccio tagliente che sancì il culmine della vicenda.
Il racconto dell’aggressione in cortile
“Stavo rincasando, quando mi ha visto e mi è venuta incontro – aveva spiegato sempre la parte lesa – Aveva una tazzina di caffè in mano: mi ha afferrato i capelli, poi me l’ha spaccata sulla faccia. Mi aveva già tagliato il viso quando siamo finite tutte due a terra: non riuscivo in alcun modo a liberarmi. A quel punto, nonostante avessi già la faccia sanguinante, l’ho morsa a un polpaccio”.
La sentenza è attesa per metà marzo
In una delle udienze successive del processo, a comparire in aula era stata l’imputata. E la sua ricostruzione è stata diametralmente opposta. La sentenza è attesa a metà marzo.
“Ero uscita in cortile per bere un caffè e fumare una sigaretta e lei mi ha seguito insultandomi, perché voleva mandarmi via dalla casa dell’Aler – ha raccontato la donna alla sbarra – Mi ha dato uno schiaffo e allora l’ho presa per i capelli e siamo cadute a terra e la tazzina che avevo in mano si è rotta. Mi dispiace che sia rimasta ferita”.