Un’udienza surreale, come riferito dai colleghi di primabergamo.it segnata dalla provocatoria uscita di scena dell’imputato, ha caratterizzato ieri, lunedì 12 gennaio, la discussione nel processo per l’omicidio di Sharon Verzeni, la 26enne uccisa a coltellate a Terno d’Isola nella notte tra il 29 e il 30 luglio 2024. Ad assistere, in Tribunale a Bergamo, i familiari di Sharon, tra cui il padre Bruno e il compagno Sergio Ruocco.
Sangare ha contraddetto il proprio avvocato
Mentre il suo avvocato difensore, Giacomo Maj, esponeva le sue tesi, Moussa Sangare, il 24enne inizialmente reo confesso dell’omicidio, ma che poi si è dichiarato innocente, si è alzato interrompendolo:
Vorrei uscire. Sembra che mi stia dando la colpa, ma io mi sono già giudicato innocente. Non ha senso restare qua.
Dopo aver dichiarato che sarebbe tornato in aula solo lunedì prossimo, 19 gennaio, giorno della sentenza, è stato accompagnato fuori.
Un comportamento che ha lasciato attoniti i presenti, compresa la famiglia Verzeni. Il padre di Sharon, Bruno, ha commentato amaramente definendo la scena “un teatrino”.
La difesa ha chiesto l’assoluzione
L’avvocato Maj, riprendendo la parola dopo l’uscita del suo assistito, ha inizialmente chiesto l’assoluzione, facendo leva sulle recenti dichiarazioni di innocenza dell’imputato, che ha ritrattato la confessione resa all’inizio delle indagini.
In via subordinata, ha poi richiesto il riconoscimento delle attenuanti generiche e l’esclusione delle aggravanti, sostenendo che Sangare aveva inizialmente collaborato.
“Ergastolo, unica pena giusta”
All’uscita dall’aula, l’avvocato Luigi Scudieri, che rappresenta la famiglia di Sharon come parte civile, ha espresso la sua ferma posizione:
Ho sempre pensato che l’ergastolo fosse la pena giusta. Oggi, dopo le argomentazioni della difesa, penso che sia l’unica pena giusta.
Certamente Sangare non è un soggetto meritevole di generiche. Non c’è mai stata una confessione, ma un’ammissione una volta che i Carabinieri lo misero di fronte alle proprie responsabilità.
La vicenda giudiziaria che ha sconvolto anche la comunità di Brembate, dove Sharon lavorava in una gelateria, si avvia dunque alla conclusione. La Corte di Assise è chiamata a emettere la sentenza tra una settimana.