Il rientro "forzato"

Camorrista estradato dalla Colombia pochi giorni prima dell’inizio del processo “Hydra”

Emanuele Gregorini, 36 anni, è ritenuto un esponente del clan Senese e braccio destro di Giancarlo Vestiti, da un anno agli arresti domiciliari a Cologno Monzese

Camorrista estradato dalla Colombia pochi giorni prima dell’inizio del processo “Hydra”

Ieri, martedì 10 marzo 2026, con un volo proveniente da Bogotà (Colombia), è arrivato in Italia all’aeroporto di Milano Linate, scortato da personale del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia della Direzione Centrale della Polizia Criminale, Emanuele Gregorini, 36 anni, imputato nel processo in corso relativo all’indagine “Hydra”, poiché ritenuto esponente del sistema mafioso lombardo in qualità di rappresentante del clan camorristico romano dei Senese.

“Hydra”: Gregorini estradato dalla Colombia

Gregorini, detto “Dollarino”, aveva lasciato il territorio nazionale alcuni giorni prima della pronuncia della Corte di Cassazione nel gennaio 2025, che aveva respinto i ricorsi presentati dagli indagati rendendo di fatto esecutivo il provvedimento cautelare del Tribunale del Riesame che aveva acclarato l’esistenza di un organismo mafioso unitario operante in Lombardia composto da esponenti delle organizzazioni Cosa nostra, ‘Ndrangheta e Camorra.

L’arresto di un anno fa in un grattacelo di Cartagena

Gregorini si era rifugiato dapprima in Brasile, successivamente a Panama, per poi stabilirsi, a partire dal 2 febbraio, in Colombia. L’attività di monitoraggio e controllo condotta da personale del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Milano aveva consentito la localizzazione di “Dollarino” a Cartagena, in un appartamento in locazione in un grattacielo di 30 piani con vista sul Mar dei Caraibi.

La collaborazione tra Forze dell’ordine italiane e sudamericane

Il coordinamento nelle ricerche nell’ambito del progetto I-Can (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta), con l’ausilio dell’esperto per la Sicurezza della Direzione centrale per i Servizi Antidroga operativo a Bogotà, aveva consentito alla Policia Nacional Colombiana, attraverso il Grupo Alianzas Estrategicas Graos della Direzione di Intelligence Dipol, di organizzare, il 17 marzo 2025,  esattamente un anno fa, un blitz delle forze speciali colombiane nell’appartamento, con il conseguente arresto di Gregorini a fini estradizionali.

“La cattura di Gregorini ha rappresentato un successo strategico nella lotta contro la criminalità organizzata transnazionale, confermando l’efficacia della cooperazione internazionale sia tra Autorità giudiziarie che tra le Forze di polizia nel contrasto ai latitanti di rilievo – hanno sottolineato dalla Procura di Milano in una nota – In particolare, grazie al Progetto I-Can, nell’anno 2025 sono stati localizzati e arrestati tre latitanti di ‘Ndrangheta in Colombia”.

Settimana prossima si apre il processo

Una volta atterrato a Linate, Gregorini è stato condotto nel carcere di Voghera, in attesa che giovedì 19 marzo inizi il dibattimento del processo “Hydra” con rito ordinario. E nell’ambito del quale Gregorini è imputato per associazione mafiosa, estorsione aggravata dal metodo mafioso e detenzione di armi.

Il ruolo rivestito da “Dollarino” nell’organizzazione

Per la Procura meneghina “Dollarino” è una figura centrale nell’inchiesta “Hydra” della Direzione Distrettuale Antimafia. È ritenuto un esponente di spicco del clan Senese di Camorra e della “cupola delle cupole”, che per gli inquirenti racchiude al suo interno (in una sorta di struttura confederativa) le tre grandi organizzazioni di stampo mafioso (Cosa nostra, ’ndrangheta e Camorra). “Dollarino” è inoltre indicato come braccio destro di Giancarlo Vestiti, 57 anni, agli arresti domiciliari a Cologno Monzese. Anche Vestiti, settimana prossima, comparirà in aula per il processo, nelle vesti di imputato.

Secondo i magistrati, il 36enne avrebbe preso parte ad almeno sette summit tra il 2020 e il 2021, facendo le veci di Vestiti durante la sua detenzione nel carcere di San Vittore. Il tutto “adoperandosi per garantire la continuità di rapporti tra le diverse componenti mafiose costituenti il sistema mafioso lombardo”, hanno scritto dalla Procura. Per conto dei Senese Gregorini trasmetteva comunicazioni e ordini, svolgendo però anche “funzioni operative nelle azioni intimidatorie ed estorsive da compiere nell’interesse dell’intera associazione criminale, nel traffico di sostanze stupefacenti, nella detenzione di armi, nella risoluzione di controversie tra gli associati” e nella “raccolta di somme di denaro per la cassa comune destinate al sostentamento dei detenuti”.