Lo aveva fatto da sindaco di Bussero, ora lo ripropone da cittadino. Curzio Rusnati ha inviato un messaggio solo ai maschi in occasione della Giornata per l’eliminazione della violenza sulle donne che cadeva ieri, martedì 25 novembre 2025.
L’obiettivo è diffondere la consapevolezza su una tematica drammatica.
“Questa follia che si chiama femminicidio una casa ce l’ha”
Questo è il messaggio che Rusnati, da primo cittadino aveva inviato in occasione di un 8 marzo, Giornata internazionale per i diritti delle donne.
La follia non ha casa! Ma questa follia che si chiama femminicidio forse una casa ce l’ha. È nella testa dei maschi che distruggono, mutilano, annientano tutto ciò che non possono più possedere, tutto ciò che quasi sempre per colpa loro hanno perso e non possono più riavere.
Fidanzate, compagne, mogli, figlie e figli, amore e rispetto. In una relazione di qualsivoglia genere se vuoi essere amato devi essere amabile, non c’è altro modo.
Non funziona il ricatto e la lusinga, la minaccia e la paura e infine la violenza, mezzi usati da molti maschi per fuggire dalla loro povertà emotiva e dalla propria inadeguatezza, quando la realtà le rende evidenti.
Prendere atto che l’amore è fragile e che le cose fragili se non le curi se le mangia il tempo. Prendere atto che le relazioni non si riparano con il nastro adesivo. Prendere atto che quando è finita è finita.
Che l’altra sceglie liberamente per se stessa e per la propria vita, così come noi facciamo con la nostra. Che a volte anche lasciarsi è parte di una storia d’amore.
“La responsabilità non è individuale, ma colettiva”
E ancora:
È così difficile insegnare questo ai nostri figli maschi sin da giovani? Io ci ho provato da padre, da maschio e da persona, con gli esempi, coi gesti e con le parole dette o non dette.
Ci ha provato la mia compagna di vita, perché alla fine gli uomini li fanno le donne, dosando amore e fermezza istillando equilibrio e senso del limite e con un sano e necessario distacco dal ruolo di madre che ovunque e comunque protegge.
La responsabilità del femminicidio non è individuale, ma collettiva. Sta in un Dna di genere che deve e che può mutare.
Sta nelle leggi e nelle norme fatte dai maschi che arrivano sempre troppo tardi. Sta negli sguardi elusivi di tutti noi che consideriamo questi eventi come fatti privati, mentre sono fortemente pubblici, quando come ora sono non l’eccezione ma la regola.
Per questo credo che debba essere rotto un complice silenzio da parte dei maschi che sa di indifferenza e di condiscendenza. Per questo credo che debbano essere i maschi i primi a dire basta.
Per questo appenderò un cartello alla finestra del mio ufficio di sindaco. Per questo domenica 7 marzo lascerò un ombrello nero e invito tutti i maschi a farlo, nella piazza del Comune di Bussero.
Perché l’8 marzo sia veramente la festa delle donne. Donne libere dalla paura di chi gli cammina accanto.
Perché se la sedia rossa, le scarpe rosse richiamano l’attenzione sulla vittima della violenza, l’ombrello nero vuole invece spostare il punto di vista su chi commette il crimine. E magari l’iniziativa potrà essere proposta davvero anche l’anno prossimo in occasione dell’8 marzo per dare un segnale visibile.