il ricordo

Crollo della gru, parla la compagna di Peretto: "Trovare i colpevoli non mi ridarà Roberto"

"Quando tornava a casa, potevo sfogarmi con lui, parlarci o abbracciarlo. Ora apro la porta e c’è solo la sua foto"

Crollo della gru, parla la compagna di Peretto: "Trovare i colpevoli non mi ridarà Roberto"
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Durante le festività si fa maggiore il peso di chi ha perso qualcuno che amava. Lo sa bene Clarissa Vetri, fidanzata di Roberto Peretto di Cassano d'Adda, deceduto a seguito del crollo della gru su cui stava lavorando un anno fa a Torino.

Cassano d'Adda, il ricordo della fidanzata di Peretto

Ci sarebbe un errore umano alla base della tragedia del crollo della gru che si è verificata un anno fa, costata la vita a tre persone: Roberto Peretto, 52 anni, residente a Cassano d’Adda,  Marco Pozzetti, 54, di Carugate e Filippo Falotico, ventenne di Coazze (Torino). Ma a chi ha perso le persone amate poco importa cosa di chi siano le colpe, come ha chiarito la fidanzata di Peretto:

Sembra passato molto più di un anno dalla tragedia. Sui giornali se ne continua a parlare, poi ci sono gli aspetti legali tra avvocati e udienze. Non abbiamo neanche il tempo di piangere in pace i nostri cari, non vediamo l’ora che la vicenda giudiziaria si concluda per poterci concentrare solo su di loro. Per carità, è giusto dare giustizia e loro e alle altre vittime sui posti di lavoro, cercando soprattutto di intervenire prima che avvengano gli incidenti, ma siamo stanchi di dover seguire ogni aspetto della questione. Non ho mai pensato di dire: “è colpa di qualcuno”. E’ andata così, e se individueranno dei responsabili non mi interessa, questo non mi ridarà comunque Roberto. Vogliamo solo pensare alle persone che abbiamo perso e al bene che gli volevamo e che continueremo a volergli per sempre

Chi era Roberto

Vetri ha poi proseguito ricordando le qualità del findanzato:

Roberto era un vulcano: altruista, gentile, quando entrava in una stanza si notava subito. Era un casinista, ma sempre educato. Quando passava dalla palestra che gestisco con mia sorella salutava tutti. Era l’animatore delle feste, un compagnone benvoluto da tutti. Anche quando rivedeva amici di vecchia data si fermava per salutarli e scambiare con loro due parole. Sapeva mettere a proprio agio chiunque, non passava certo inosservato ed era molto colto.

Una persona unica ed eccezionale la cui mancanza pesa profondamente.

Quando tornava a casa, potevo sfogarmi con lui, parlarci o abbracciarlo. Ora apro la porta e c’è solo la sua foto.

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