Calcio-Serie C

Giana, dimentica il mercato: c’è la delicata sfida con la Pro Patria

Dopo una settimana di grandi scossoni, i biancazzurri fanno visita ai bustocchi, penultimi nel Girone A e reduci da sei sconfitte consecutive

Giana, dimentica il mercato: c’è la delicata sfida con la Pro Patria

Una gara delicata nel momento fino ad ora più delicato della stagione. La Giana si prepara alla trasferta in casa della Pro Patria dopo una settimana che ha sconvolto gli equilibri biancazzurri. Il mercato, infatti, dopo gli addii di Alborghetti e Capelli, ha visto anche le partenze di Akammadu e soprattutto Lamesta. Di contro, oltre a Samele, che ha già esordito nella sconfitta interna col Renate, è arrivato anche Galeandro, un altro attaccante. Arrivi e partenze, però, vanno lasciati per un momento alle spalle. Serve pensare al campo. La gara valida per la ventiduesima giornata del Girone A di Serie C, in programma oggi, sabato 17 gennaio, alle 17.30 è fondamentale.

Verso Pro Patria-Giana: le ultime

Non lo è tanto per la classifica, che per la Giana resta ancora positiva (undicesimo posto con 26 punti) nonostante le tre sconfitte consecutive, quanto per l’impatto che un risultato negativo potrebbe avere. La Pro Patria, infatti, è penultima, ha solo 12 punti ed è reduce da sei sconfitte di fila. Insomma, è al momento tutt’altro che un avversaro irresistibile. Vinicio Espinal per la trasferta dello Speroni recupera sia Rizzo sia Renda, mentre restano indisponibili i soliti Ballabio, Albertini e Magni.

Sull’altra sponda, è stato il tecnico bustocco Francesco Bolzoni a fornire il quadro della situazione:

“La Giana Erminio è una squadra in fiducia, hanno perso un paio di giocatori importanti ma il gruppo è solido ed è insieme da tanto tempo. Sarà una partita difficile e sappiamo quanto sia importante, sia per il momento nostro che per il loro. Non c’è via di scampo, dobbiamo fare punti perché il distacco aumenta e le partite diminuiscono. Alla squadra ho detto che bisogna essere elettrici fin da subito, non possiamo aspettare di prendere uno schiaffo per reagire. L’allenatore arriva fino ad un certo punto, poi, quando l’arbitro fischia, è il giocatore a dover accendere il cervello”.