Morosità per la mensa scolastica in picchiata a Cassano d’Adda, ma il dato che farà più discutere è quello dei 19 studenti delle scuole locali ai quali è stato sospeso il pasto.
Il cambiamento è sostanziale: il Comune ha infatti sostituito il vecchio sistema dell’appalto con quello della concessione. In pratica, è l’azienda che gestisce il servizio a farsi carico del rischio d’impresa, compreso il recupero dei crediti nei confronti delle famiglie morose. Una scelta che, secondo i numeri, sta dando i suoi frutti.
Il crollo delle morosità
Così l’assessora alla Scuola, Rosetta Stavola
Si partiva da quasi 40mila euro di rette non versate e ora la cifra è drasticamente diminuita. Con una prima azione siamo scesi a 26mila euro
Ma il trend è destinato a migliorare ulteriormente. Con l’avvio del nuovo anno scolastico, le famiglie che intendono iscrivere i propri figli al servizio mensa dovranno obbligatoriamente mettersi in regola con i pagamenti o, in alternativa, concordare un piano di rientro.
L’alternativa sarà la non iscrizione e l’uscita dal servizio. Quindi prevediamo un ulteriore importante calo della morosità
Il caso dei 19 studenti sospesi
L’attività di analisi dei crediti ha portato a una decisione drastica: sospendere il pasto a 19 studenti. Un provvedimento che ha subito acceso il dibattito politico e sociale.
L’assessora ha però voluto distinguere tra due situazioni molto diverse.
Abbiamo scoperto che alcune famiglie non pagavano perché si trovavano in grave difficoltà economica ma non avevano mai pensato di segnalarlo ai nostri uffici. Nei loro confronti ci siamo mossi aiutandole.
Discorso opposto per gli altri casi.
C’erano invece famiglie che, pur potendo pagare, non lo facevano. Ed è in queste situazioni che l’azienda ha smesso di erogare il pasto
La difesa: “Non è una penalizzazione del ragazzo”
La questione è stata discussa la scorsa settimana in commissione Scuola, dove sono emerse le prime critiche. Stavola ha risposto punto su punto, ribadendo che la sospensione del pasto non va interpretata come una punizione nei confronti degli studenti.
Non si tratta di una penalizzazione del ragazzo, ma di una scelta che è stata posta in capo alle famiglie
A chi poteva pagare ma non lo faceva, è stato detto: o versi quanto dovuto per ottenere il servizio, oppure vieni a prendere tuo figlio per farlo mangiare a casa e lo riporti per il rientro pomeridiano.
L’assessora ha poi sottolineato che la decisione finale ricade sui genitori, non sull’Amministrazione.
Alla fine si tratta di una decisione dei genitori, non di una discriminazione. Anche perché era una cosa che già accadeva anche prima: non tutti aderivano alla refezione scolastica, alcuni per proprie motivazioni facevano pranzare i figli a casa.
La tutela dei “cittadini onesti”
Secondo Stavola, la linea adottata serve anche a proteggere chi paga regolarmente.
Io credo che in questo modo si tutelino anche i cittadini onesti che pagano e l’impresa con i suoi dipendenti. È una questione di equità e di sostenibilità del servizio.