Nel braccio di ferro legale tra Comune di Capriate San Gervasio e Scuola materna Sti a vincere è il primo. Nel mezzo c’è l’immobile sella scuola dell’infanzia di Crespi, gestito per quarant’anni dall’ente senza scopo di lucro in comodato d’uso gratuito, ma “sfrattato” di recente dall’Amministrazione per inadempienze.
Il ricorso al Tar
A stabilirlo è il Tar di Brescia, al quale l’istituto si era rivolto sostenendo l’illegittimità dell’azione amministrativa. Uno dei passaggi principali di tale contestazione è il fatto che il contratto di comodato d’uso gratuito non prevedeva un termine, ma recitava semplicemente così:
Sino a quando la Scuola Materna Sti non cesserà la sua attività
L’Amministrazione, dal canto suo, contesta all’ente una serie di criticità:
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La mancata esecuzione dei lavori di adeguamento dell’immobile per 60mila euro come pattuito;
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La mancata attivazione della sezione sperimentale per bambini da 6 mesi a 3 anni;
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Il mancato saldo delle utenze (luce, gas, acqua) che risultavano intestate al Comune.
Su questa base il Comune aveva posto come termine della concessione l’1 luglio 2026 (per non interrompere l’attività in corso) e nel frattempo ha assegnato la futura gestione con una gara pubblica.
La vittoria del Comune
Per i giudici del Tribunale, nella sentenza di ieri, 18 agosto 2026, l’Amministrazione ha agito correttamente, revocando la concessione non in modo arbitrario, ma sulla base di concrete ragioni ben esplicitate. Inoltre, ha dimostrato la cura dell’interesse pubblico avendo già assegnato la nuova gestione.
Tra l’altro il collegio giudicante ricorda che la concessione massima prevista dalle normativa in materia per gli enti del terzo settore è di trent’anni. Una ragione in più per il Comune per cambiare.
E ancora:
Occorre poi sottolineare che i rapporti tra le parti sono stati riformulati dalla convenzione del 7 dicembre 2021, la quale riguarda i successivi cinque anni scolastici, con scadenza al 31 agosto 2026.
Anche se questa convenzione non si occupa del comodato dell’edificio in questione, è evidente che una volta ultimati i cinque anni scolastici si riespande il potere del Comune di organizzare diversamente il servizio di scuola materna
Spese legali compensate
Soddisfazione dall’Amministrazione
L’Amministrazione si è detta compiaciuta della decisione dei giudici, rivendicando la piena fiducia che ha sempre avuto negli uffici:
Accogliamo con grande soddisfazione la sentenza del Tar di Brescia, che ha dato ragione al Comune su tutta la linea. Il ricorso è stato respinto integralmente: l’unico motivo di impugnazione proposto contro il recesso è stato giudicato infondato, e la decisione nel merito conferma quanto i giudici avevano già stabilito in sede cautelare nel novembre 2025, respingendo la richiesta di sospensione. Due pronunce, a distanza di mesi, nella stessa identica direzione: l’amministrazione ha agito correttamente, in ogni passaggio.
E c’è un aspetto che rende questo risultato ancora più significativo. Il Tribunale non si è limitato a darci ragione ha fissato un principio rigoroso, e cioè che dove è coinvolto un servizio pubblico non sono ammesse decisioni arbitrarie. Ebbene, è proprio alla luce di questo criterio severo che i giudici hanno promosso l’operato del Comune sotto ogni profilo: la motivazione del recesso, la valutazione delle criticità della gestione in corso, la programmazione futura del servizio, perfino la tempistica scelta. Non un atto di forza, dunque, ma una scelta ponderata, trasparente e orientata all’interesse della collettività, che ha superato il vaglio più esigente.
Il pensiero alle famiglie e il prossimo futuro
Da parte del sindaco Cristiano Esposito e degli assessori si pone l’accento sul fatto che l’attenzione è sempre stata rivolta all’utenza e quindi alle famiglie:
La nostra prima preoccupazione sono sempre state le famiglie. Non a caso il recesso è stato fissato all’1 luglio 2026, così da garantire il completamento dell’intero anno scolastico ed evitare qualsiasi disagio ai bambini e ai genitori.
Cosa accade ora:
Il servizio per l’infanzia a Crespi d’Adda non chiude, si rilancia. L’immobile di via Marconi è stato vincolato alla destinazione a servizi per l’infanzia 0-6 anni e, all’esito del bando pubblico improntato a trasparenza e imparzialità, è risultato aggiudicatario “Il Nido Verde”, che ha offerto le condizioni migliori e più vantaggiose per il Comune.
Anche sul piano patrimoniale i giudici ci hanno dato ragione: dopo oltre quarant’anni di comodato gratuito, quando persino il Codice del Terzo settore fissa oggi in trent’anni la durata massima di rapporti di questo tipo, limite ampiamente superato come rilevato dallo stesso Tar, era dovere dell’Amministrazione riorganizzare il servizio e valorizzare un bene che appartiene a tutti, senza sottrarlo alla sua funzione sociale.
La sentenza dice una cosa inequivocabile: il Comune ha operato bene. E ora guardiamo avanti: a “Il Nido Verde”, che da settembre accoglierà i bambini di Crespi d’Adda, rivolgiamo i nostri auguri di buon lavoro, con la certezza che saprà offrire alle famiglie un servizio di qualità. Il futuro dell’infanzia nella nostra frazione è in buone mani