Perché quando fa freddo si soffre di più di cefalea?

Perché quando fa freddo si soffre di più di cefalea?

L’arrivo della stagione invernale e del freddo possono andare a incidere sullo stato di benessere, per alcune persone infatti, soprattutto le temperature molto basse causano dei disagi ulteriori rispetto al classico malanno stagionale, tra questi c’è ad esempio la cefalea.

La cefalea ossia il mal di testa può diventare ricorrente nel momento in cui ci si espone al freddo. Il motivo è dato dal fatto che con l’abbassarsi della temperatura il corpo cercandosi di adattare fisiologicamente al freddo e di proteggersi da questo, tende a creare un sovraccarico sul piano muscolare e neurologico andando ad aumentare la possibilità di soffrire di mal di testa.

Il corpo reagisce al freddo prima ancora che ce ne accorgiamo

Quando l’aria si raffredda, il sistema nervoso autonomo entra in azione per conservare il calore. I vasi sanguigni periferici si restringono, la muscolatura si contrae e il metabolismo si adatta. È una risposta automatica, efficace dal punto di vista della sopravvivenza, ma che incide negativamente su chi ha una predisposizione alla cefalea.

La riduzione del flusso sanguigno in alcune aree, seguita da rapide variazioni quando si passa da un ambiente freddo a uno riscaldato, crea una condizione di instabilità vascolare.

Per un sistema nervoso sensibile, queste oscillazioni possono tradursi in dolore. Non serve uno sbalzo estremo: a volte basta entrare in un locale molto caldo dopo essere stati all’aperto, o togliere improvvisamente una protezione dal capo.

Collo e spalle: come possono aumentare la probabilità di cefalea

Durante i mesi freddi il corpo assume posture difensive senza che ce ne rendiamo conto. Le spalle si sollevano, il collo si irrigidisce, i movimenti diventano più contenuti. È una reazione istintiva, ma protratta nel tempo crea tensioni muscolari costanti, soprattutto nella zona cervicale.

Questa rigidità è uno dei principali fattori che alimentano la cefalea tensiva. Il dolore non arriva come una fitta improvvisa, ma si costruisce lentamente, sotto forma di pressione, di peso, di fastidio continuo che accompagna la giornata. Il freddo, in questo senso, non è la causa diretta, ma il catalizzatore di un assetto muscolare già sotto stress.

Aria fredda e nervi sensibili

L’esposizione diretta al freddo sul volto e sulla fronte stimola terminazioni nervose particolarmente reattive. Il nervo trigemino, che innerva gran parte della testa e del viso, è sensibile alle variazioni termiche e può rispondere con un segnale doloroso anche a stimoli apparentemente banali, come una raffica di vento o l’aria fredda respirata bruscamente.

In alcune persone questo meccanismo è talmente rapido da provocare un mal di testa quasi immediato, localizzato soprattutto nella zona frontale o perioculare. È un dolore diverso da quello legato alla tensione muscolare, più acuto, più netto, ma altrettanto disturbante.

Ambienti chiusi, aria secca e disidratazione

Il freddo porta con sé un cambiamento negli spazi che frequentiamo, si passa più tempo al chiuso, in ambienti riscaldati dove l’aria è spesso secca e poco ventilata. Questa condizione favorisce una lieve disidratazione, che raramente viene percepita come tale, ma che incide sul funzionamento del sistema nervoso.

Bere meno durante l’inverno è un’abitudine comune, la sete si avverte meno, ma il fabbisogno idrico resta invariato. Anche una riduzione modesta dei liquidi può aumentare la suscettibilità al dolore cefalalgico, rendendo il cervello meno tollerante agli stimoli e più incline a reagire con il mal di testa.

Luce, ritmo biologico e stanchezza mentale

Il periodo freddo coincide con giornate più corte e una minore esposizione alla luce naturale. Questo influisce sul ritmo sonno-veglia, sull’umore e sulla capacità di recupero. Dormire peggio, svegliarsi già affaticati o accumulare stanchezza mentale sono condizioni che abbassano la soglia del dolore.

La cefalea, in questo contesto, diventa una risposta del corpo a un sovraccarico complessivo. Non è raro che il mal di testa compaia proprio nei momenti di pausa, quando la tensione cala e l’organismo “presenta il conto” di ciò che ha trattenuto durante la giornata.

Come combattere la cefalea

Contrastare la cefalea richiede prima di tutto un approccio che tenga insieme il trattamento del dolore e l’attenzione alle condizioni che lo favoriscono.

Nei momenti acuti, quando il fastidio diventa difficile da ignorare e interferisce con le normali attività, molte persone ricorrono a un analgesico, come brufen 400, l’analgesico a base di ibuprofene, utile per ridurre l’intensità del dolore e l’infiammazione associata. L’efficacia del farmaco, però, aumenta quando non viene vissuto come l’unica risposta possibile.

Affiancare al trattamento farmacologico una maggiore cura della postura, pause regolari durante le attività sedentarie, una buona idratazione e strategie di gestione dello stress permette spesso di ridurre la frequenza degli episodi e di evitare che la cefalea diventi un disturbo ricorrente. In questo equilibrio tra intervento immediato e prevenzione quotidiana si gioca gran parte della gestione efficace del mal di testa.

Perché non tutti reagiscono allo stesso modo

Il freddo non colpisce tutti allo stesso modo perché non tutti partono dallo stesso equilibrio. Chi soffre già di cefalea o di emicrania ha un sistema nervoso più reattivo, una soglia del dolore più bassa o meccanismi di compensazione meno efficienti. In questi casi il clima freddo agisce come fattore aggravante, non come causa unica.

Genetica, storia clinica, livelli di stress e qualità del recupero giocano un ruolo decisivo. È per questo che alcune persone attraversano l’inverno senza particolari problemi, mentre altre vedono aumentare nettamente la frequenza dei mal di testa.

Il freddo rende la cefalea più evidente perché mette sotto pressione equilibri già fragili. Riconoscere questo legame permette di intervenire prima che il dolore diventi cronico o invalidante. Proteggere collo e testa, evitare passaggi bruschi tra caldo e freddo, mantenere una buona idratazione e ridurre le tensioni muscolari non elimina il problema alla radice, ma può ridurne l’impatto.