Non tutte le donne ricordano il nome dell’ostetrica che le ha assistite, ma non dimenticano il modo in cui sono state accompagnate durante momenti delicati e significativi della loro vita. Ricordano lo sguardo che rassicura, la parola detta al momento giusto, la sensazione profonda di essere ascoltate e sostenute. Ricordano quanto sia stato fondamentale sentirsi protagoniste consapevoli delle proprie scelte di salute.
Ostetrica: una figura che accompagna le donne
Questo modo di essere accompagnate racconta molto del ruolo dell’ostetrica. Una figura spesso identificata esclusivamente con la sala parto, ma che in realtà presta la propria professione in una pluralità di contesti assistenziali, che spaziano dalla degenza ostetrica, alla sala parto, fino all’ambito ginecologico, ai consultori, ai centri di procreazione medicalmente assistita, ai percorsi di riabilitazione del pavimento pelvico e all’assistenza domiciliare.
In tutti questi ambiti, a prescindere dal luogo in cui viene prestata assistenza, l’ostetrica rappresenta un punto di riferimento stabile, occupandosi non solo di cura, ma anche di prevenzione e riabilitazione
afferma la dottoressa Stefania Rinaldi, direttrice della didattica del Corso di Laurea in Ostetricia dell’Università Vita-Salute San Raffaele e coordinatrice di Area Materno-Ostetrica dell’ospedale San Raffaele.
Un professionista al fianco delle donne
Ogni gesto assistenziale ha un obiettivo comune: la tutela del diritto alla salute, la consapevolezza del sé, il rispetto del corpo e l’autonomia di scelta. L’assistenza sanitaria si basa su linee guida volte a garantire sicurezza e qualità, ma ogni donna ha bisogni differenti.
Nel mio percorso ho assistito e accompagnato donne le cui vite e storie erano profondamente diverse tra loro – continua la dottoressa – Ogni incontro è stato un momento di crescita personale e professionale, che mi ha permesso di identificare bisogni, necessità e dubbi che le famiglie possono incontrare durante questo percorso, cercando soluzioni concrete e condivise. Infatti, uno degli obiettivi principali della nostra professione è quello di favorire l’empowerment, ovvero un processo attraverso cui le donne acquisiscono maggiore consapevolezza, potere decisionale e controllo sulle scelte di salute e di vita.
Quando però lo standard di cura non viene adattato alla persona, il rischio è che la donna si senta inascoltata, sviluppando sentimenti di sfiducia e insicurezza. Attraverso l’ascolto e la relazione, l’ostetrica crea uno spazio sicuro dove promuovere percorsi di presa in carico personalizzati. È in questa dimensione che la cura diventa realmente efficace e l’assistenza si trasforma in uno strumento di equità. Valorizzando la soggettività di ogni donna, il diritto alla salute diventa non solo formale, ma concretamente accessibile a tutte.
C’è bisogno di più ostetriche
Tuttavia, nonostante il valore dell’assistenza garantita dalle ostetriche, persiste una grave carenza globale di professioniste. Un appello deciso proviene dall’International Confederation of Midwives che, con la campagna “One Million More Midwives”. Sollecita governi e istituzioni a investire nella formazione e nell’inserimento di almeno un milione di ostetriche qualificate, rafforzando servizi materno-infantili accessibili e di qualità.
Più ostetriche significa cure più sicure, continuità assistenziale e riduzione delle disuguaglianze – conclude la dottoressa Rinaldi – È fondamentale attivarsi affinché la salute di donne e neonati sia tutelata attraverso percorsi caratterizzati da elevati standard di qualità assistenziale.
Articolo a cura di Giulia Filingeri, studentessa 2° anno del corso di Laurea in Ostetricia dell’Università Vita-Salute S. Raffaele