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Allergie nei bambini: tredici consigli del primario su cosa fare e cosa non fare

Parola al primario di Pediatria di Melzo e Cernusco Giovanni Traina che ha dato alcune indicazioni su un tema di grande interesse

Allergie nei bambini: tredici consigli del primario su cosa fare e cosa non fare
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Secondo appuntamento con la rubrica Gazzetta in salute. Stavolta ci occupiamo di bambini e di un tema che crea domande e preoccupazioni: le allergie. Lo facciamo attraverso un elenco di "indicazioni e controindicazioni" del primario di Pediatria di Melzo e Cernusco sul Naviglio Giovanni Traina.

Cosa fare e soprattutto cosa non fare quando si parla di allergie

1) Non controindicare le vaccinazioni in caso di allergie. Reazioni locali e generali lievi dopo le vaccinazioni sono comuni e non controindicano dosi di vaccino future. Le reazioni anafilattiche in questi casi sono rarissime. L’allergia all’uovo non è una controindicazione alle vaccinazioni.

2) Non eseguire diete di esclusione di alimenti per la sola presenza di IgE specifiche. Solo il rapporto causa/effetto dimostrato e confermato con esami in vivo (prick test) e in vitro (IgE molecolari), può giustificare l’esclusione. Compensare per evitare eventuali carenze.

3) Non protrarre la dieta di eliminazione senza valutare periodicamente l’acquisizione della tolleranza. Il 75% dei bambini allergici alle proteine del latte vaccino acquisisce la tolleranza entro i 3 anni. È necessario saggiare l’eventuale superamento dell’allergia alimentare mediante l’esecuzione periodica del test di provocazione orale (TPO) in ambiente protetto. La persistenza di test cutanei e/o di IgE specifiche positive per un alimento non è indicativa di allergia persistente.

4) Non eseguire test privi di validazione scientifica. Per la diagnosi di allergia alimentare sono in commercio test diagnostici non validati dal Sistema sanitario nazionale, totalmente inattendibili.

5) Nei bambini affetti da orticaria acuta non eseguire di routine test allergologici. La diagnosi di orticaria acuta è clinica e le infezioni (in particolare virali) ne rappresentano la causa più comune. Nell’orticaria «allergica» vi è uno stretto rapporto causa/effetto di minuti-poche ore tra l’ingestione dell’alimento e l’eruzione cutanea.

6) Non ritenere una rinite come allergica senza una correlazione clinica con il presunto allergene inalante. La diagnosi di rinite allergica deve essere posta sulla base di un quadro clinico caratterizzato da una sintomatologia nasale suggestiva, in associazione ad una sensibilizzazione allergenica documentata tramite SPT e/o IgE specifiche e compatibile con l’allergene individuato.

7) Nel bambino con rinite allergica non ritardare la terapia e soprattutto utilizzare gli steroidi nasali e l’immunoterapia specifica. Se gli antistaminici non controllano i sintomi, ricorrere tranquillamente agli steroidi nasali, dai 3 anni di età e/o all’immunoterapia specifica (ITS) sottocute o sublinguale, poiché è l’unica terapia in grado di modificare la storia naturale della malattia allergica, riducendo la comparsa di altre sensibilizzazioni allergiche e prevenendo l’evoluzione in asma bronchiale.

8) Negli allergici ai pollini ridurre l’esposizione. Durante la primavera, viaggiare con i finestrini chiusi, limitare le attività sportive all’aperto, evitare di andare nei prati appena falciati, ricambiare l’aria domestica la mattina presto o la sera, fare passeggiate lungo gli arenili o sopra i 1.200 metri, consultare le App dei bollettini pollinici.

9) Nei bambini con dermatite atopica favorire l’allattamento al seno (senza dieta materna) per i primi sei mesi di vita. Impiegare gli emollienti come presidio base, ma usare senza paura lo steroide topico se c’è ricaduta. Gli steroidi topici hanno effetti collaterali irrisori rispetto ai benefici. Evitare la «corticofobia».

11) Non somministrare mucolitici in bambini con asma bronchiale. I mucolitici sono controindicati nel trattamento dell’asma anche nei bambini al di sopra dei due anni di età.

12) Non «etichettare» il bambino come allergico a un farmaco solo sulla base del sospetto diagnostico. Le reazioni allergiche in seguito all’assunzione di farmaci sono rare in età pediatrica (0,7-1% dei casi). Consultare sempre i centri di allergologia pediatrica per confermare o meno tale sospetto.

13) Non prescrivere sempre esami in caso di infezioni respiratorie ricorrenti. Le indagini immunologiche, genetiche o allergiche, in bambini affetti da comuni infezioni virali a carico delle alte vie aeree sono inutili quando non ci sia familiarità per immunodeficienze primitive o malattie polmonari ereditarie. Guardare alla gravità delle stesse piuttosto che al numero.

 

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