Le dichiarazioni del sindaco Fabio Colombo, che ha annunciato che il trasferimento di Spazio città non ci sarà, hanno sollevato un polverone a Cassano d’Adda.
Critiche dalle opposizioni
Il Piano di governo del territorio prevedeva la vendita dell’edificio pubblico di piazza Bettini con l’obiettivo di finanziare l’acquisto dell’ex filiale Banca Intesa. Questa scelta era stata contestata con un’osservazione formale presentata dalle minoranze consiliari (Partito democratico, Cassano etica ecologista e Cassano obiettivo comune, ndr) nella quale si richiamava l’elevato valore storico, simbolico e funzionale dell’edificio, sottolineando come la sua alienazione avrebbe comportato una perdita irreversibile di patrimonio pubblico senza alcun beneficio tangibile per la collettività. Ora emerge che l’ex Banca Intesa non è più disponibile né in vendita, situazione che di fatto impedisce di procedere con l’operazione. Tuttavia questo non risolve le criticità: è grave che un’Amministrazione modifichi scelte urbanistiche fondamentali sulla base della disponibilità dei privati. Una città non si governa inseguendo le oscillazioni del mercato immobiliare
hanno detto i membri del circolo Pd “25 Aprile”.
I dem hanno anche segnalato “il caos legato alla previsione della nuova strada fra Trecella e la Tangenziale, inserita, poi esclusa, poi nuovamente modificata, fino a ipotizzare un collegamento verso Cascina Casotta anziché verso la zona industriale. Un percorso decisionale confuso, incoerente e privo di logica urbanistica. Questa vicenda mostra una maggioranza senza visione, incapace di delineare un futuro per la città. Il fatto che il sindaco sia stato costretto a rivedere le proprie scelte per pressioni interne alla stessa maggioranza conferma un quadro politico fragile e contraddittorio”.
Il circolo “ritiene necessario riavviare completamente il percorso del Pgt, dotandosi finalmente di una progettualità credibile, coerente e rispettosa dei bisogni reali della comunità cassanese”, hanno sottolineato i referenti.
La loro non è l’unica voce critica:
Si tratta di una clamorosa marcia indietro rispetto alla scelta inserita nel Pgt che però, se analizzata bene, appare più come un tentativo di “svicolare” da una discussione seria sul tema. Il Piano di governo del territorio non è un annuncio immobiliare né è legato alle occasioni di compravendita del momento, bensì è lo strumento di pianificazione di lungo periodo con cui un Comune decide come si organizzerà la città nei prossimi anni, anche dal punto di vista delle funzioni pubbliche. Ed è proprio qui che emerge l’incongruenza. Se, come sostiene il sindaco, l’operazione era ritenuta di utilità per la collettività, allora il suo inserimento nel Pgt aveva esattamente lo scopo di renderla possibile per la pubblica amministrazione, indipendentemente dal fatto che l’immobile fosse o meno in vendita. L’inserimento nel piano costituisce un vincolo urbanistico che consente al Comune, se lo ritiene necessario e motivato da interesse pubblico, di procedere all’acquisizione coattiva tramite esproprio. Se la previsione rimane nel Pgt il fatto di non procedere può essere una scelta politica, ma non è un impedimento urbanistico. Ciò che è successo è evidente: sono emerse molte perplessità all’interno della stessa maggioranza (Fratelli d’Italia ha chiesto un ripensamento, ndr) su questa scelta e Colombo sta cercando un modo per uscire da questa situazione salvando , “capra e cavoli”. L’urbanistica si fa con le deliberazioni approvate in Consiglio e se davvero l’Amministrazione ha cambiato idea sulla scelta politica di spostare Spazio Città, la conseguenza è una sola: va eliminata la previsione dal Pgt, accogliendo l’osservazione presentata dalle minoranze. Se la scheda d’ambito relativa a Spazio città rimarrà nel documento approvato, la previsione urbanistica continuerà a esistere e l’Amministrazione, oggi o domani, potrà sempre decidere di darle corso
ha commentato Roberto Maviglia di Cassano etica ecologista.
Anche Elena Bornaghi di Cassano obiettivo comune è intervenuta sull’argomento rispendendo al mittente l’accusa di far circolare voci infondate su volumi e altezze:
Una ricostruzione che viene facilmente smontata dai documenti. Il punto politico resta aperto. Se l’operazione su Spazio città è una scelta davvero ritenuta utile e conveniente per la collettività, non può oggi essere archiviata come un semplice affare sfumato. Se invece l’Amministrazione ha cambiato idea, anche alla luce delle molte perplessità emerse, dentro e fuori la maggioranza e tra molti cittadini (non dimentichiamo che fra un anno ci sarà la scadenza elettorale, quindi il livello di attenzione al consenso si alza), allora la conseguenza deve essere coerente: eliminare quella previsione dal Pgt
ha sottolineato.