le reazioni

Rimpasto di Giunta, l’opposizione all’attacco: “Stravolta la volontà dei cittadini”

La lista Vivere Cernusco condanna la decisione della sindaca Paola Colombo anche per il "benservito" all'assessore ai Servizi sociali: "Restiamo stupiti per quanto accaduto a Cavalletti. A sostituirlo due neofite"

Rimpasto di Giunta, l’opposizione all’attacco: “Stravolta la volontà dei cittadini”
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Dopo il rimpasto di Giunta arrivano le prime reazioni delle altre forze politiche di Cernusco sul Naviglio. Prima tra tutti Vivere Cernusco che, insieme alle altre opposizioni, era rimasta alla finestra a osservare una maggioranza inceppatasi da sola, senza dover nemmeno “sparare un colpo”.

Condanna categorica di Vivere

Il gruppo ha stroncato sotto ogni punto di vista la decisione assunta dalla sindaca Paola Colombo. In particolare ha seminato sale sulle ferite, sottolineando (sperando forse di suscitarne una reazione) il sacrificio imposto al Pd, che pure era uscito in modo trionfale dalle urne del 2025, portando a casa un risultato storico quanto a consensi.

Al termine di una crisi di Giunta durata oltre quattro mesi, la lista Tutti per Cernusco si prende proprio tutto e scompagina i numeri usciti dalle urne nel 2025. A farne le spese è principalmente il Partito democratico che, in un anno, prima perde la capogruppo ed ex assessora Carenzi, passata al gruppo Tutti per Cernusco, e ora assiste silente al licenziamento di un proprio assessore. Artefice di questo ribaltone è la sindaca Colombo che, pur di mantenere la poltrona, caccia in modo cinico il fedelissimo assessore Giacomo Cavalletti, accontentando la richiesta di TxC di avere due posti in Giunta.

“Siamo stupiti di quanto accaduto”

La nota diffusa da Vivere non lesina nemmeno critiche alle due nuove assessore, dipinte come parvenu della politica, e si rammarica delle modalità con cui sarebbe stato dato il benservito a Cavalletti:

Un comportamento vergognoso, perché stravolge la volontà dei cittadini, spettatori increduli di questo giro di poltrone, avviato dalle dimissioni dell’assessore ai Lavori pubblici e Bilancio Mancini. Restiamo stupiti per quanto accaduto all’assessore Giacomo Cavalletti, costretto a interrompere il proprio mandato a poco più di un anno dall’insediamento: non gli abbiamo risparmiato critiche e appunti, ma sempre in modo costruttivo e collaborativo.

Allo stesso tempo non nascondiamo qualche perplessità sulla scelta delle nuove assessore che la sindaca si è fatta imporre: persone impegnate per la prima volta in ambito politico e istituzionale, cui vengono assegnati incarichi di grande responsabilità (Politiche sociali e Bilancio), a mandato in corso e senza neppure essere state candidate alle ultime elezioni. Davvero una grande considerazione del voto dei cittadini.

L’accusa di immobilismo

Nel suo comunicato, la lista di minoranza non manca di contestare l’Amministrazione che, dovendo gestire diverse partite molto importanti, a più di un anno dalle elezioni, apparirebbe ancora bloccata.

Risolto il nodo dei posti in Giunta, rimangono oscure le ragioni profonde che hanno animato la crisi e che l’hanno fatta durare così a lungo. In questa lunga estate di grandi manovre finanziare, con svariati milioni di euro di variazioni, la maggioranza Pd-TxC-Cernusco Possibile non è stata in grado di avviare nuovi progetti, preferendo navigare a vista, con rinvii, proroghe o addirittura passi indietro, come nel caso della Filanda.

Di cosa si è discusso allora in questi mesi? Solo di posti, equilibri, correnti o anche di questioni più concrete? Forse non lo sapremo mai. Sappiamo invece che i mesi di inattività sono ormai irrecuperabili e che la volontà popolare è stata distorta per rispondere a interessi di parte e a correnti interne al Partito democratico. Ora ci aspettano mesi di incertezza, con una città bloccata dall’assenza di scelte strategiche (che fine ha fatto il Pgt?) e dove la partecipazione è ridotta ai minimi storici, perché le decisioni importanti, è ormai evidente, si prendono su tavoli lontani dagli ambiti istituzionali, senza alcuna trasparenza. Un altro duro colpo alla credibilità della politica.

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