Commenti su: Parcheggi, sensi unici e polemiche: il punto sulla viabilità cittadina

Roberto Fumagalli

Il Sindaco non capisce nulla,ha creato disagio a tutti.Non si puo' fare questi spostamenti per gli abitanti della zona viale Europa devono fare il giro del mondo per rincasare.E' tutto da rivedere.I tecnici non capiscono nulla.Parcheggi fatiscenti e increduli.Soprattutto in Via Roma,cosa succedera'.

Riccardo

Le legittime istanze poste dai cittadini-contribuenti di comprendere i razionali di questo piano viabilistico si contra con risposte tanto logiche quanto irrazionali. Il motivo addotto alla base di questo cambiamento risulterebbe la necessità di agevolare il transito di un mezzo pubblico per il trasporto extracittadino di 12 metri che "deve" transitare fra strade oggettivamente strette e poco adatte a questi mezzi ed in prossimità di marciapiedi inesistenti del cento cittadino, passando davanti all'ingresso spesso caotico di una scuola e in un'area a traffico pedonale. Con un ampio sottopasso e un altrettanto ampio parcheggio di interscambio non è stato possibile pensare di spostare le fermate di questi autobus nell'area della stazione ferroviaria liberando il centro cittadino per renderlo più fruibile ? La circolazione automobilistica in ingresso al centro storico, che devia necessariamente in Via Manzoni e quindi in Via Formenti, genera già oggi un transito maggiore di veicolo davanti agli ingressi degli Asili e della Scuola, aumentando il rischio di incidenti in un'area già fortemente congestionata nei mesi di apertura delle scuole. Gli incroci stradali di queste vie per altro non sono oggettivamente adatti a un volume maggior di traffico e di cui ne vedremo le conseguenze a breve. I parcheggi i via Casanova posti a lisca di pesce a ridosso della fermata autobus (da vedere) sono solo una quota parte di quelli in realizzazione nell'area exGalbani che renderanno di fatto necessaria la modifica al tragitto del mezzo pubblico già citato.

Alberto Resconi

Sono dei fenomeni

Lucio Finocchiaro

Il silenzio che avvolge le strade del centro non è semplicemente assenza di rumore; è la stratificazione tangibile di un’indifferenza collettiva che, anno dopo anno, si è trasformata nell'unica vera risposta dei cittadini al declino della propria terra. Le risposte ai grandi interrogativi urbani, i pensieri sulla decadenza quotidiana, non si manifestano più nei dibattiti pubblici o nelle piazze animate di un tempo, ma giacciono sepolti sotto una coltre di rassegnazione e disinteresse. La cittadinanza assiste allo sfaldamento del proprio tessuto sociale come uno spettatore passivo di fronte a uno schermo spento, rintanata nell'illusoria sicurezza del proprio orticello privato, mentre fuori la memoria storica e la vivibilità della città vengono smantellate pezzo dopo pezzo. L’emblema più doloroso di questa parabola discendente è la gestione dell'operazione di recupero dell’area Galbani, un fallimento urbanistico e politico che si trascina da oltre un quarto di secolo. A cavallo tra la fine del Novecento e i giorni nostri, le ultime amministrazioni comunali si sono passate il testimone di una sconsiderata inefficacia. Politicamente sterili e strutturalmente inefficienti, le giunte che si sono succedute sembrano aver quasi gareggiato a chi riuscisse a infliggere il danno maggiore al territorio. Se da un lato lo scacchiere del centrodestra, con Forza Italia e le sue varie ramificazioni satelliti, ha dimostrato la propria storica distanza dalle reali necessità di coesione sociale della comunità, dall'altro la sinistra e i differenti gruppi civici hanno governato nel peggiore dei modi possibili. Proprio quelle forze che facevano della partecipazione e della tutela pubblica il proprio vessillo hanno tradito il mandato elettorale, piegando lo sviluppo cittadino alle logiche della cementificazione selvaggia e voltando le spalle alle attività commerciali che garantivano la vitalità del quotidiano. In questo scenario di progressivo abbandono, la parola "sicurezza", sbandierata a caratteri cubitali e con toni altisonanti in ogni programma elettorale, è stata sistematicamente dimenticata il giorno dopo lo scrutinio delle urne. Il motivo di questo oblio è tanto semplice quanto radicato nelle dinamiche del potere locale: chi siede nella stanza dei bottoni soffre di una cronica autoreferenzialità. Esiste un rifiuto sistematico nell'accettare consigli, indicazioni o semplici suppliche da parte dei cittadini comuni, coloro che la città la vivono sulla propria pelle ogni giorno e che saprebbero esattamente dove e come intervenire per rendere le strade nuovamente sicure, illuminate e vivibili. Il contrasto con il passato recente è una ferita aperta. Fino ai primi anni duemila, il centro cittadino e le sue arterie adiacenti pulsavano di un calore umano che oggi appare leggendario. Le vie erano un susseguirsi di vetrine illuminate, botteghe storiche e mercati rionali; un ecosistema vivo dove l'acquisto era prima di tutto un rito sociale, un'occasione di incontro che riempiva di significato la vita di comunità. Oggi, quel medesimo centro è un deserto metafisico scandito da una sequenza desolante di serrande abbassate e lucchetti arrugginiti. Le pochissime attività che resistono con le luci accese si sono rivelate del tutto inservibili per le necessità quotidiane di chi abita il quartiere: si assiste alla proliferazione sterile di agenzie funebri, studi immobiliari, agenzie turistiche e broker assicurativi. Servizi freddi, burocratici, che non creano passaggio, che non generano aggregazione. Le vere attività commerciali, quelle alimentari e di beni di prima necessità, sono state metodicamente penalizzate e spinte al fallimento. Di fronte a questo vuoto commerciale, è diventato il rifugio preferito della classe politica locale cercare un capro espiatorio esterno. Sentir dire da alcuni assessori, con malcelata sufficienza, che la colpa di questo disastro sia da imputare esclusivamente alla grande distribuzione, ai mega centri commerciali o ai colossi dell'e-commerce come Amazon ed eBay, è un insulto all'intelligenza dei residenti. La verità è un'altra: se le istituzioni avessero preservato e protetto i servizi essenziali sotto casa, il cittadino non avrebbe mai avvertito il bisogno di rifugiarsi negli acquisti online. L'essere umano, per sua natura, preferisce ancora la qualità del rapporto umano, la fiducia nel commerciante di fiducia e l'esperienza tangibile del prodotto, rispetto alla fredda e bidimensionale fotografia stampata sullo schermo di un computer. Questo declino, tuttavia, non è avvenuto nel vuoto, ma ha goduto del silenzio assenso di una popolazione che ha abdicato al proprio ruolo di custode dello spazio pubblico. Una cittadinanza che ha scelto di vivere all'ombra del proprio confine domestico, voltandosi dall'altra parte mentre i mutamenti urbanistici e l'incompetenza amministrativa distruggevano, un mattone alla volta, l'anima stessa della città.