Ieri, mercoledì 4 novembre, è stato un giorno di forte mobilitazione e tensione per i dipendenti della Ivela Elcom di Liscate. Lo storico stabilimento che per anni è stato un punto di riferimento del settore dell’illuminazione rischia ora di spegnere definitivamente le luci.
I lavoratori ancora in forza si sono riuniti in un presidio pacifico ma determinato davanti ai cancelli dell’azienda per chiedere risposte concrete e un confronto costruttivo. Risposte che in questi mesi, denunciano i sindacati, sono state solo aleatorie e derisorie.
La storia del declino: dal fondo agli esuberi
La crisi affonda le sue radici nel 2021, anno in cui un Fondo di investimento ha rilevato la storica azienda di luci, fondendola poi con la Elcom di Brescia. Da quel momento non è stato presentato alcun piano d’investimento o di rilancio: il bilancio è stato tenuto in piedi unicamente attraverso i tagli al personale, denunciano i lavoratori. Nel 2021 l’azienda contava circa 105 dipendenti, scesi oggi a soli 55 (compreso il personale commerciale e fuori sede).
L’ultimo capitolo della vicenda vede l’avvio della procedura di licenziamento collettivo per 36 lavoratori, di fatto la totalità della forza produttiva rimasta a Liscate. Di questi, 18 andranno incontro al licenziamento diretto, mentre per gli altri 18 si prospetta il trasferimento nella sede bresciana. Un’operazione che equivale nei fatti a una chiusura definitiva dello stabilimento.
Trasferimento delle attività a Brescia e in Albania
Luca Moretti, rappresentante della Rsu dell’azienda, fa il punto su una situazione che appare paradossale:
Questa azienda ha già vissuto due procedure di licenziamento collettivo dal 2021, da quando è subentrato il fondo. Non hanno mai investito, hanno solo tagliato. L’azienda sostiene che il capannone di Liscate sia troppo grande e che l’affitto sia insostenibile. Ma la proprietà dell’edificio è nel CdA del fondo stesso: si tratta di un evidente cortocircuito interno. Assieme al sindaco, Lorenzo Fucci, ci siamo impegnati per cercare soluzioni che mantengano i posti di lavoro in zona e riassorbano gli esuberi, ma siamo di fronte a un mascheramento di licenziamento. Nell’avvio della procedura si dichiara esplicitamente che una parte della produzione andrà a Brescia e l’altra in Albania, dove l’azienda è già attiva.
Lì, ovviamente, non si taglia. L’arrivo dell’Amministratore delegato Marco Bonfigli nell’ultimo anno sembrava finalizzato proprio a delocalizzare anziché a costruire, hanno espresso ormai stanchi i dipendenti:
Abbiamo chiesto il ritiro dei licenziamenti per aprire un nuovo tavolo di trattativa, ma il legale dell’azienda è stato perentorio: non ci sarà alcun ritiro. Ora dobbiamo togliere ogni alibi all’azienda, a partire dalla questione del sito produttivo ridotto.
La posizione del Partito Democratico Adda Martesana
Presente al presidio al fianco delle famiglie e delle rappresentanze sindacali Fit Cisl, il Partito democratico Adda Martesana, con Marco Paiardi, che ha assicurato il proprio sostegno a tutti i livelli istituzionali:
Non lasceremo sole queste famiglie. L’azienda ha risposto agli appelli con i licenziamenti: eliminare 36 lavoratori su 55 significa decretare la morte dello stabilimento. La politica ha il dovere di intervenire. Abbiamo chiesto formalmente l’attivazione della IV Commissione Attività Produttive di Regione Lombardia per un incontro congiunto con il sindaco e il consigliere regionale Simone Negri, che si è subito attivato e si dichiara pronto. Se la vertenza dovesse arrivare a livello ministeriale a Palazzo Chigi, i nostri parlamentari Matteo Mauri e Silvia Roggiani sono già stati allertati e pronti a intervenire. Oggi eravamo gli unici presenti sul campo, ma il nostro obiettivo è allargare la mobilitazione a tutte le altre forze politiche.
I prossimi passi
Con la procedura di licenziamento ormai aperta e il rifiuto dell’azienda di ritirarla, la battaglia si sposta ora sulle istituzioni. I prossimi passaggi prevedono l’imminente convocazione del tavolo di crisi presso Regione Lombardia con i sindacati, il sindaco Fusaro e la IV Commissione regionale, con l’obiettivo di bloccare le delocalizzazioni e tutelare l’occupazione sul territorio.
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