Sciolto il presidio dei lavoratori alla Max Mothes di Brugherio

Oggi, lunedì 10 febbraio 2020, i lavoratori e i sindacati che da giovedì scorso a turno stazionavano davanti ai cancelli dell'azienda di via Archimede hanno saputo che è stato depositato presso il tribunale di Bolzano il concordato preventivo. A questo punto i sindacati aspettano la nomina del commissario per chiedere ufficialmente di chiedere al Ministero la Cassa integrazione preventiva.

Sciolto il presidio dei lavoratori alla Max Mothes di Brugherio
Martesana, 10 Febbraio 2020 ore 17:45

Dopo quattro intensi giorni, lunedì 10 febbraio 2020 si è sciolto il presidio dei lavoratori della Max Mothes di Brugherio. Da Giovedì presidiavano i cancelli della fabbrica per impedire il trasferimento dei macchinari.

Sciolto il presidio alla Max Mothes

Si sono organizzati con dei turni per non interrompere mai il presidio. E alla fine sono state quattro le notti all’addiaccio per i lavoratori della Max Mothes, azienda metalmeccanica di proprietà tedesca con sede in via Archimede 47 specializzata nella produzione di viteria ad alta resistenza, fino a quando hanno saputo che è stato depositato presso il tribunale la procedura di Concordata, necessaria per nominare un commissario che gestirà la difficile situazione dei 18 lavoratori coinvolti nella vicenda che hanno dormito nelle loro auto posteggiate in strada per tenere sempre sotto controllo i cancelli dello stabilimento.

La vicenda pregressa

Lunedì la giornata era terminata con la timbratura d’uscita. Poi la situazione è degenerata velocemente. Martedì è iniziata la cassa integrazione ordinaria. E mercoledì il capannone nella zona industriale ai confini con Carugate (1,2 milioni di euro il valore di partenza) è stato venduto all’asta, nell’ambito della procedura di fallimento del vecchio marchio (Vsp) poi acquisito dal gruppo con sede a Düsseldorf. Non solo. Sono anche partite di nascosto le operazioni di smantellamento dei macchinari, pronti a prendere il volo per la Germania e (come avvenuto alcun anni fa) la Turchia, dove sono presenti altri siti produttivi della Max Mothes. Il tutto senza alcuna comunicazione alle Rsu, ai sindacati e agli stessi dipendenti, a cui è stato impedito di entrare in ditta anche solo per recuperare gli effetti personali lasciati negli armadietti. Il presidio spontaneo di mercoledì sera (sciolto dopo l’intervento dell’Arma) è diventato permanente e autorizzato la mattina seguente. Giovedì, alle 8, tutti i lavoratori si sono presentati ancora davanti ai cancelli chiusi con pesanti lucchetti. E da lì non si sono più mossi. Accanto a loro la Fiom Cgil e la Fim Cisl di Monza e Brianza, il sindaco Marco Troiano, l’ex borgomastro Maurizio Ronchi e altri politici locali.

L’arrivo del commissario

I sindacati contano, una volta saputo chi sarà il commissario chiamato dal Tribunale per portare a compimento la procedura di concordato, di chiedere al Ministero di indire la cassa integrazione straordinaria per i dipendenti. O al peggio di gestire la delicata fase dei licenziamenti collettivi, garantendo i necessari ammortizzatori sociali.

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