L’Italia ha nella evasione fiscale uno dei grandi problemi, stimata a circa 107 miliardi di euro all’anno. Ma per combatterla non tutti hanno le giuste armi e probabilmente qualcuno si volta proprio dall’altra parte. Questo è quello che emerge dal report dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre (l’Associazione artigiani e piccole imprese), pubblicato il 10 ottobre 2026.
L’indagine ha analizzato le “segnalazioni qualificate”: ovvero le comunicazioni dettagliate inviate dai Comuni all’Agenzia delle Entrate per denunciare situazioni sospette di infedeltà fiscale relative a Irpef, Ires, Iva e imposte di registro.
I dati: briciole contro un mare di evasione
Nonostante la cifra da capogiro che tocca l’evasione ogni anno, il contributo degli enti locali nel 2024 (con incassi erogati nel 2025) è stato marginale: solo 304 comuni su 7.900 hanno partecipato, l’equivalente del 3,8% del totale. Cinque i milioni di euro recuperati di cui 2,5 milioni sono tornati nelle casse dei Comuni (quest’anno sarà lasciato invece l’intero ricavato). Inoltre di questi comuni “virtuosi”, solo 46 si trovano nel Mezzogiorno, che vanta però la più alta percentuale di evasione in temi quali l’abusivismo edilizio e il lavoro in nero.
In vetta alla classifica: Cernusco, Trezzo e Segrate
Genova guida la classifica nazionale con 406.838 euro recuperati, seguita da Milano con 376.499 euro, Prato 170.122 euro e Torino 113.888 euro. Grandi capoluoghi di provincia come Sondrio e Cuneo si piazzano invece agli ultimi posti (rispettivamente 274° e 276°), incassando la cifra simbolica di appena 50 euro.
Tre centri della Martesana dimostrano però che la virtuosità non dipende dalla stazza demografica, ma dalla volontà e capacità di organizzare gli uffici.
Cernusco sul Naviglio si attesta al 9° posto in Italia con 40.534 euro recuperati, seguita da Trezzo sull’Adda, al 10° posto con 39.539 euro. Segue Segrate al 12° posto con 33.881,87 euro (posizionandosi ad appena 500 euro di distanza da un colosso come Reggio Calabria).
Indagini che non tutti i comuni possono mettere in campo
Per inoltrare una segnalazione qualificata, l’amministrazione comunale deve incrociare i propri dati territoriali e denunciare irregolarità in 4 ambiti chiave: professioni esercitate senza partita Iva, casi di abusivismo edilizio. seconde case o immobili non dichiarati nei redditi, compresi gli affitti in nero e il controllo di chi pur avendo residenza all’estero risulta domiciliato per lungo tempo nel comune.
Ma per la Cgia il motivo è sia burocratico che politico. E’ un lavoro che impegna gli uffici: le segnalazioni non possono essere generiche; richiedono verifiche dettagliate e specifiche competenze. La realtà è che molti municipi hanno organici ridotti e privi della formazione necessaria. Se invece le competenze ci sono, i Comuni le impiegano per recuperare i tributi propri come Imu e Tari, dove il rientro finanziario è immediato. Conclude il report:
C’è poi un’ipotesi che sarebbe ingenuo scartare: per moltissimi sindaci, dichiarare guerra a evasori e abusivi è un suicidio elettorale.
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