Religione

Un viaggio tra fede e storia a caccia delle reliquie del preziosissimo sangue di Gesù

Dalla Sindone al sudario di Oviedo, passando per la tunica di Argenteuil e ai vasi di Mantova. Andrea Gadda di Cernusco sul Naviglio ha trasformato un interesse in uno studio da divulgare

Un viaggio tra fede e storia a caccia delle reliquie del preziosissimo sangue di Gesù

C’è un filo sottile che lega la Sindone di Torino al sudario di Oviedo, passando per la tunica di Argenteuil, la veste di Treviri, la corona di spine e i chiodi della croce. Un filo che Andrea Gadda, sindonologo di Cernusco sul Naviglio, ha deciso di seguire fino in fondo, dando vita a un volume intitolato “Le tracce di Gesù” (Ancora). Un’opera che non si limita a catalogare reliquie, ma che prova a restituire loro il significato profondo che avevano per i primi cristiani e per i pellegrini di ieri e di oggi.

Tutto è iniziato con la Sindone

Così l’autore, che nella vita è fisioterapista:

Ho cominciato ad appassionarmi alla Sindone di Torino soprattutto dopo l’ostensione di Torino del 1998 e da lì è iniziato il mio interesse per approfondire il rituale funebre degli ebrei ortodossi, che gli ebrei osservanti di allora come oggi seguono fedelmente.

Un rituale, come spiega lo studioso, che prevede che tutto ciò che è stato macchiato dal sangue della persona defunta venga raccolto e sepolto con lei.

Il racconto evangelico e le reliquie sono coerenti tra loro. È perfettamente coerente con la tradizione che oggetti come il lenzuolo, il sudario, la tunica, i chiodi, la corona di spine e tutto il resto siano stati raccolti secondo l’uso religioso e riposti nel sepolcro, e che poi siano stati gelosamente e segretamente conservati. Solo con l’imperatore Costantino sono “usciti” dalla clandestinità.

Il sudario di Oviedo e le altre reliquie

Il cuore della ricerca di Gadda è proprio la corrispondenza tra i Vangeli e la tradizione ebraica, una fedeltà armonica che per lo studioso cernuschese è la prova più convincente dell’autenticità delle reliquie. Non tutte, chiarisce, ma alcune in particolare. Oltre alla Sindone, la principale è il sudario di Oviedo, un telo di lino conservato nella cattedrale del capoluogo asturiano dall’VIII secolo.

Secondo la tradizione, avrebbe avvolto il capo di Gesù dopo la morte.

Ancora Gadda:

Studi scientifici dimostrano come ci siano impressionanti corrispondenze tra questo e la Sindone di Torino. Io sono convinto della loro autenticità, in ogni caso si tratta di elementi di grande interesse per chiunque

Ma il viaggio di Gadda non si ferma qui. Nel suo libro passa in rassegna numerose altre reliquie legate al sangue di Cristo:

  • la tunica conservata nella chiesa di San Dionigi ad Argenteuil, alle porte di Parigi;
  • la veste che si trova a Treviri, in Germania;
  • i vasi di vetro con la terra impregnata di sangue custodite a Mantova, Sarzana, Lucca e Siena;
  • la corona di spine, con l’anello conservato a Parigi e spine disseminate in vari luoghi d’Europa, tra cui San Giovanni Bianco, in provincia di Bergamo;
  • infine i chiodi della croce, alcuni dei quali conservati in chiese e cattedrali di mezza Europa.

Su queste ultime soprattutto, occorre una precisazione:

Non di tutti è possibile valutare l’autenticità ma il loro studio resta comunque molto affascinante

Il pellegrinaggio

C’è però un tema che sta particolarmente a cuore a Gadda, e che attraversa tutto il libro come un filo conduttore: il significato del pellegrinaggio.

La mia ricerca è volta a recuperare lo spirito originario dei primi pellegrinaggi, che erano volti essenzialmente alla venerazione del preziosissimo sangue di Gesù, quello dell’Agnello che ha redento il mondo. In alternativa i pellegrini andavano a venerare le spoglie di chi era stato con lui in vita, come nel caso di San Giacomo (a Santiago de Compostela).

Il pellegrinaggio, insomma, era un viaggio alla ricerca dell’incontro con Cristo e del suo mistero salvifico. Oggi i pellegrinaggi si sono moltiplicati, ma spesso ignorando chi fossero davvero i pellegrini. Così come spesso ignoriamo il valore e la storia di alcune reliquie in cui ci imbattiamo, magari per caso

Santiago de Compostela

Il volume, che porta la prefazione di monsignor Paolo Giulietti, assistente spirituale della Confraternita di San Jacopo di Compostella, ha anche un obiettivo benefico.

Aggiunge Gadda, parlando del suo desiderio di unire la ricerca storica alla solidarietà concreta, in un ideale abbraccio tra la fede e l’accoglienza:

Utilizzo il ricavato delle copie che vengono acquistate durante le mie conferenze per il progetto dei padri guanelliani, che hanno ristrutturato un antico fienile trasformandolo in cappella per l’accoglienza dei pellegrini a Santiago de Compostela, 

Un grande sogno

Ma c’è di più. Gadda ha un grande sogno, e intende realizzarlo scrivendo nientemeno che al Santo Padre.

Tra sette anni ci sarà un Giubileo particolare. Saranno i duemila anni della morte e risurrezione di Gesù. Secondo il Vangelo di Giovanni, il primo a entrare nel sepolcro fu Pietro, che vide il lenzuolo e il sudario (Sindone e telo di Oviedo).

Vorrei che quella situazione si ripetesse, con il Santo Padre, successore di Pietro, che contempli la Sindone e il telo di Oviedo.

Un’impresa quasi impossibile, come ammette lo stesso Gadda, perché spostare anche solo per un breve periodo una reliquia di quel genere richiede una logistica complessa e protocolli di sicurezza rigorosissimi.

Però io ci proverò e scriverò al Papa

Un sogno che sa di sfida, ma che per uno studioso che ha dedicato la vita a seguire le tracce di Gesù è forse il passo più naturale. Quello di condurre il successore di Pietro là dove, secondo il Vangelo, Pietro stesso per primo guardò, duemila anni fa.

(Nella foto in evidenza Andrea Gadda è a destra durante una conferenza in oratorio tenuta insieme a Marco Erba, insegnante e scrittore)