L’arcivescovo di Milano, la carica più importante della Diocesi, è sceso tra la sua gente, tra i più umili, tra gli stranieri nelle periferie, per pregare con loro e recitare insieme il Rosario nelle diverse lingue della comunità. Con grande umiltà e profonda fede monsignor Mario Delpini è stato ospite del condominio Venere di via Cilea 6, nel cuore del Satellite di Pioltello, per partecipare alla quarta Giornata della Fraternità organizzata dai residenti.
Monsignor Delpini tra la gente del Satellite
Lo aveva detto lo scorso anno commentando la bellezza dell’iniziativa messa in atto dai condòmini di Cilea 6, guidati dal loro amministratore Francesco Montinaro, e sostenuti dalla parrocchia Maria Madre delle Genti e dal suo parroco don Giacomo Roncari. Proprio lui aveva raccontato la bellezza e la potenza delle preghiera comunitaria organizzata sotto le finestre dei palazzi in cui vivono oltre 240 famiglie di 42 etnie diverse e monsignor Delpini si era complimentato.
Se mi inviterete verrò a pregare con voi
aveva detto, e così è stato.
Una serata di preghiera e di emozioni
Ieri, mercoledì 30 settembre, l’arcivescovo di Milano è stato accolto dai residenti di Cilea 6, dalla sindaca Ivonne Cosciotti insieme al vicesindaco Saimon Gaiotto, dai rappresentanti delle diverse comunità religiose e culturali del quartiere, ma soprattutto dalla gente del Satellite che ha risposto in massa all’invito all’insegna della condivisione e dello spirito di comunità. Una serata semplice, di preghiera, con la recita del Santo Rosario di fronte all’effige della Madonna. A rendere speciale il momento, come ormai accade da 4 anni, la scelta di recitare la preghiera più diffusa e conosciuta al mondo in diverse lingue.
Quando si ama tutti condividono e capiscono lo stesso linguaggio – ha detto l’arcivescovo nel suo intervento – L’attenzione personale, il sorriso, la mano tesa che aiuta e incoraggia sono gesti che tutti comprendono e che rendono bello lo stare insieme. I discepoli vivono di una improbabile e perfetta letizia, una gioia che non si può comprare e che non viene dai risultati o dagli applausi che si ricevono. Una letizia che sta insieme al disprezzo, all’insuccesso e all’ingiusto trattamento, che si può comprendere solo nel mistero del Signore. Questa sera abbiamo pregato insieme i Misteri gloriosi, gloria di una vita dedicata all’amore che può da solo vincere morte.
Il senso di essere comunità
Visibilmente emozionati e gioiosi per la serata e per la presenza dell’arcivescovo coloro che per primi hanno creduto in questa manifestazione
Quando siamo partiti avevamo solo un tavolino sgangherato e siamo arrivati alla serata di oggi – ha ricordato don Giacomo – Questo è il segno che la preghiera unisce, che è possibile creare condivisione e unità anche nella nostra comunità e nel nostro quartiere. Nessuno qualche anno fa avrebbe creduto che questo fosse possibile.
In conclusione di serata l’amministratore Montinaro ha ringraziato i presenti, le istituzioni civili e militari – tra cui anche il consigliere comunale di Brescia Tanveer Kadhar in rappresentanza della comunità pakistana – e le associazioni culturali e religiose della città. Presenti e uniti nella preghiera anche i referenti di El Huda, con il presidente Mohamed Mohsen, il direttore Ansari Hassan, l’ex presidente Mohamed Danova e il segretario Omar Elkairan che, dopo la recita del Rosario, ha intonato un versetto del Corano rendendo la preghiera davvero unica e condivisa al di là del proprio credo. Presenti anche Ansari Haseeb, responsabile della comunità pakistana pioltellese, insieme a Gulzar Ahmed e Hanif Mohammad, responsabile comunità del Bangladesh.
Mio marito non ci credeva che l’arcivescovo di Milano sarebbe venuto a pregare qui con noi al Satellite e invece noi a Pioltello siamo fortunati, perché abbiamo potuto vivere un momento di preghiera e di comunità speciale con monsignor Delpini – ha sottolineato la sindaca Cosciotti ringraziando l’arcivescovo – Conosciamo tutti le tante situazioni di fatica che vive quotidianamente questo quartiere, ma il momento di stasera è l’ennesima testimonianza che si può convivere insieme, ma lo si deve fare nella legalità e nel rispetto reciproco.
Al termine della serata, prima dell’abbondante banchetto preparato dai residenti del condominio mettendo in tavola pietanze provenienti dai diversi Paesi di provenienza delle famiglie, l’amministratore Montinaro ha consegnato all’arcivescovo un dono, in segno di gratitudine e come ricordo di una serata speciale che è ha saputo toccare il cuore della gente.
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