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Gli studenti di Vaprio collegati in rete con Liliana Segre

Gli studenti di Vaprio collegati in rete con Liliana Segre
Cultura Trezzese, 23 Gennaio 2018 ore 08:16

E' tutto pronto per la diretta online che permetterà agli studenti delle medie di sentire dal vivo la drammatica esperienza di Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti.

Liliana Segre racconterà la sua testimonianza diretta sulla Shoah

L'incontro virtuale è in programma domani, mercoledì. Alle 10.30 tutte le classi della scuola media di viale della Vittoria 11 accenderanno le loro Lavagne interattive multimediali. Si collegheranno con l'auditorium milanese dove ogni anno Liliana Segre, da poco nominata senatrice a vita, incontra gli studenti in occasione delle celebrazioni del Giorno della memoria.

Una drammatica storia

Nata a Milano in una famiglia ebraica, Liliana, classe 1930, visse insieme con suo padre, Alberto, e i nonni paterni, Giuseppe Segre e Olga Loevvy. Di famiglia laica, la consapevolezza di essere ebrea giunge a Liliana attraverso il dramma delle leggi razziali fasciste del 1938, in seguito alle quali viene espulsa dalla scuola.  Il 10 dicembre 1943 cercò, assieme al padre e due cugini, di fuggire in Svizzera. I quattro furono però respinti dalle autorità del paese elvetico. Il giorno dopo, venne arrestata a Selvetta di Viggiù, in provincia di Varese, all'età di tredici anni. Dopo sei giorni in carcere a Varese, fu trasferita a Como e poi a Milano, dove fu detenuta per quaranta giorni. Il 30 gennaio 1944 venne deportata dal Binario 21 della stazione di Milano Centrale al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, che raggiunse sette giorni dopo. Fu subito separata dal padre, che non rivide mai più e che sarebbe morto il successivo 27 aprile. Il 18 maggio 1944 anche i suoi nonni paterni, arrestati a Inverigo, in provincia di Como, e deportati dopo qualche settimana ad Auschwitz, furono uccisi al loro arrivo, il 30 giugno. Alla selezione, ricevette il numero di matricola 75190, che le venne tatuato sull'avambraccio. Fu impiegata nel lavoro forzato nella fabbrica di munizioni Union, che apparteneva alla Siemens, lavoro che svolse per circa un anno. Durante la sua prigionia subì altre tre selezioni. Alla fine di gennaio del 1945, dopo l'evacuazione del campo, affrontò la marcia della morte verso la Germania. Venne liberata dall'Armata Rossa il primo maggio 1945 dal campo di Malchow.