Nove anni e quattro mesi di reclusione. È la condanna in primo grado inflitta a giugno dal gup Francesca Ballesi, con rito abbreviato, a Randi Martinez Despaigne, 28enne di origini cubane residente a Pozzuolo Martesana, per l’omicidio di Hazem Ahmed, il 13enne accoltellato il 16 maggio 2025 in viale Vittorio Veneto, a Milano. Ora, nelle motivazioni della sentenza, emerge in particolare il ragionamento seguito dal giudice per escludere l’aggravante della minore età della vittima.
Uccide un tredicenne: le motivazioni della sentenza
Il gup ha ritenuto che Despaigne “non fosse a conoscenza, durante la realizzazione della condotta criminosa, della reale età della vittima, assumendo che la stessa fosse maggiorenne”. Un elemento che il giudice collega soprattutto all’aspetto fisico del ragazzo: Hazem era alto 1,80 metri e pesava 86 chili, caratteristiche che, scrive Ballesi, erano “con ogni evidenza, più facilmente riscontrabili in un individuo maggiorenne che non in un ragazzino di soli tredici anni”.
A questo si aggiunge un altro elemento ritenuto determinante: tra Despaigne e Hazem non vi era alcun rapporto precedente. Il 28enne, dunque, non aveva avuto modo di conoscere l’età del ragazzo. Per il giudice, l’aggravante della minore età può essere riconosciuta soltanto quando esista “un coefficiente di prevedibilità concreta circa l’effettiva età della vittima”, che in questo caso “non si ravvisa”. Da qui la decisione di escluderla. La sentenza aveva comunque confermato la responsabilità per omicidio volontario, concedendo le attenuanti generiche e fissando la pena in nove anni e quattro mesi. La famiglia di Hazem, genitori e fratelli, rappresentata dall’avvocato Francesco Egidi, ha contestato la decisione.
La ricostruzione dei fatti
La vicenda risale al 16 maggio dello scorso anno. Hazem, al terzo anno di scuola media, si era recato nella zona di Porta Venezia insieme a due amici egiziani più grandi e a un rottweiler per incontrare Despaigne, nell’ambito di una compravendita di droga. Durante l’incontro era nata una discussione, legata anche alla qualità della cannabis e al denaro, poi degenerata in una colluttazione.
Nella concitazione era comparsa una lama e ad avere la peggio erano stati Hazem e il cane, intervenuto contro Despaigne. Il ragazzo era stato trasportato dai suoi amici al Fatebenefratelli in condizioni gravissime, con l’auto ricoperta di sangue. Dopo circa due settimane di ricovero, era morto a causa delle conseguenze delle ferite riportate.
Dopo l’aggressione, Despaigne era fuggito verso Pozzuolo Martesana, dove viveva con la madre. Le indagini dei carabinieri, coordinate dalla pm Francesca Crupi, avevano permesso di identificarlo attraverso testimonianze, immagini e numeri di telefono. Il 17 maggio i militari si erano presentati nella sua abitazione: il 28enne aveva tentato inizialmente di allontanarsi, ma era stato fermato e aveva poi ammesso le proprie responsabilità. Nella casa era stato inoltre recuperato il telefono utilizzato per organizzare la compravendita della droga, mentre la lama ritenuta compatibile con l’arma del delitto era stata trovata poco distante, in via Alda Merini, nei pressi del cavalcavia per Bisentrate.