Cronaca

Uccise e bruciò il corpo della vittima: arrestati anche i complici dell'assassino

Avevano messo su un'attività illegale nel campo della droga e della ricettazione di merce rubata

Uccise e bruciò il corpo della vittima: arrestati anche i complici dell'assassino
Cronaca Sesto, 16 Dicembre 2017 ore 09:00

Aveva ucciso un uomo a colpi di pistola, all’interno di un regolamento di conti legato allo sfruttamento della prostituzione. Poi ne aveva bruciato il corpo. Per quel delitto, commesso nel 1997 a Sesto San Giovanni, era stato poi condannato a 15 anni. Ma in attesa della sentenza definitiva (arrivata nel 2004) era riuscito a darsi alla macchia, rendendosi irreperibile, latitante per ben 13 anni. A febbraio, la Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Piacenza era riuscita ad ammanettare Altin Merhori, albanese di 42 anni. Ora la stessa sorte è toccata ai suoi complici, con i quali aveva messo su una fiorente attività illegale nei campi della droga e della ricettazione di merce rubata: si tratta di un imprenditore anche lui albanese, di 45 anni, e di un suo dipendente italiano, di 46.

L'omicida si era rifatto una "seconda vita"

Merhori viveva in Italia sotto falso nome, a Piacenza. Nella sua abitazione i finanzieri trovarono 2,5 chili di cocaina purissima e 10 chili di marijuana, quantitativi che se immessi sul mercato avrebbero fruttato 700mila euro. Erano stati rinvenuti anche due pistole, tre caricatori e 150 cartucce, un taser, un telefono satellitare, cinque giubbotti antiproiettile, soldi in contanti, bilancini di precisione, passaporti, carte di identità, patenti di guida e certificati anagrafici falsi, cellulari e relative sim card, uno skimmer (strumento per leggere le carte di credito), quattro scatole di lidocaina (potente anestetico presumibilmente utilizzato per narcotizzare le vittime di furti all’interno di abitazioni private) e presse per il confezionamento di panetti di cocaina.

Ora sono stati arrestati anche i complici

L’albanese ufficialmente lavorava per un'azienda di autotrasporti a capo della quale c'era proprio il connazionale arrestato in settimana dalla Guardia di Finanza. Nel capannone - già lo scorso febbraio - i finanzieri scoprirono un vero e proprio deposito di merce rubata per circa 100mila euro: elettrodomestici (lavatrici, asciugatrici, piani a gas), pneumatici e calzature di marca, tutti nuovi e di valore perfettamente imballati e palesemente rubati. Il proprietario della ditta che lo aveva assunto era stato denunciato per ricettazione. Ora è scattato l'arresto. Stessa sorte per l'altro dipendente italiano.

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