Cronaca
Pioltello

Trattati come positivi al Covid e "incarcerati" dalla burocrazia

Marco Tondi e sua madre sono considerati positivi al Coronavirus, ma dopo due mesi (senza tampone) nessuno si preoccupa di loro. Così non hanno il permesso di uscire di casa e il giovane rischia il posto di lavoro.

Trattati come positivi al Covid e "incarcerati" dalla burocrazia
Cronaca Martesana, 09 Maggio 2020 ore 14:17

Sono stati trattati come casi positivi Covid, ma a distanza di due mesi da quando la vicenda è iniziata, ancora oggi nessuno lo ha sottoposti a tampone.

Ai "domiciliari" perché positivi al Covid

La storia di Marco Tondi, 24enne di Pioltello, e di sua madre  comincia a metà marzo quando il giovane chiede la malattia al lavoro per una leggera forma influenzale. Siccome soffre di asma, quando vede che la sua tosse peggiora decide di contattare i numeri telefonici messi a disposizione per l'emergenza Coronavirus. In casa sua arriva un'ambulanza del 118 e i sanitari decidono di classificarlo come sospetto Covid, invitandolo ad avvertire il medico di base per le terapie, ma soprattutto per essere sottoposto al tampone.

Quarantena infinita per colpa della burocrazia

Il pioltellese avvisa la dottoressa che gli prescrive una lastra ai polmoni che, però, non dà esito. Secondo l'esame avrebbe avuto una piccola infezione, ma non si parla di Coronavirus. Intanto da Ats nessuno si fa sentire, così Tondi, trascorsi ben oltre i 14 giorni di auto isolamento, pensa di poter tornare al suo lavoro. Peccato che riceve una telefonata da parte del comandante della Polizia Locale che lo avvisa di essere stato inserito nella lista non dei sospetti casi Covid, ma dei casi Covid Positivi. Ciò significa che in attesa di campione, il giovane e sua madre sono obbligati a rimanere in casa per non correre il rischio di una denuncia penale per epidemia colposa.

Si sono dimenticati di loro

Nonostante le diverse mail inviate dal giovane ad Ats, nonostante le telefonate ai numeri regionali, nonostante le richieste ufficiali di tampone presentate dal medico di famiglia, sono quasi due mesi che restano in attesa di essere visitati. In quarantena senza che gli sia mai stata diagnosticata veramente l'infezione da SarsCov2. Ma a far più rabbia è il fatto che la malattia al lavoro sta per scadere e il 24enne corre il rischio di perdere la sua occupazione per colpa di una burocrazia, lenta, macchinosa e insensibile alla sua problematica.

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