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Lutto

Tenne vivo il ricordo dei deportati nei lager nazisti: addio alla professoressa Patrizia Pozzi

Anche Cologno Monzese piange la 64enne docente di Filosofia della Statale: è scomparsa martedì 5 gennaio 2021.

Tenne vivo il ricordo dei deportati nei lager nazisti: addio alla professoressa Patrizia Pozzi
Cronaca Martesana, 08 Gennaio 2021 ore 09:11

Tenne vivo il ricordo dei deportati nei lager nazisti: addio alla professoressa Patrizia Pozzi. Anche Cologno Monzese piange la 64enne docente di Filosofia della Statale: è scomparsa martedì 5 gennaio 2021.

Addio alla professoressa Patrizia Pozzi

Nipote del deportato politico colognese Antonio Fanzel, morto a 35 anni nel campo di sterminio di Mauthausen, Pozzi da tre era affetta da Sla, una malattia che progressivamente l'ha strappata alla vita e all'affetto non solo della sua famiglia. A piangere la scomparsa della docente di Storia del pensiero ebraico (autrice di diversi studi su Spinoza) è stata anche l'Anpi di Cologno, con la quale collaborò per tanti anni con l'obiettivo di tenere via la memoria dello sterminio. Ha lavorato molto sulla tematica della deportazione: nel 1992 aveva intervistato Liliana Segre, in una delle prime occasioni in cui la senatrice a vita raccontò la sua esperienza. Nel 2017, insieme a Miuccia Gigante, scrisse un libro sul papà di quest'ultima (deportato politico ucciso nella Risiera di San Sabba), dal titolo "Mai più lontani. Antifascismo e Resistenza visti con gli occhi di una bambina. Ricordo di Vincenzo Gigante".

La testimonianza e il ricordo

Ricoverata in una struttura sanitaria di Merate a seguito del peggiorare delle sue condizioni di salute, scrisse quello che poi sarebbe diventato il suo "testamento": "Certamente sarei stata la candidata perfetta per un lager nazista o per il castello di Hartheim e per un forno crematorio, come avvenne a mio nonno, Antonio Fanzel, deportato politico ucciso a Mauthausen: aveva 35 anni e lasciava una moglie e cinque figli. Anch'egli, come milioni di esseri umani, passò per il camino: le fiamme che arsero i libri nel 1933 furono le fiamme che arsero per cancellare chi era ritenuto indegno di vivere, anche i disabili, come me in questo momento della mia vita".

"Noi vogliamo ricordarla giovane, energica, impegnata, sempre disponibile a dare il suo contributo di idee, scritti, incontri pubblici - ha spiegato Donato Carissimo, presidente pro tempore dell'Anpi cittadina - Quando ci rivolgevamo a lei per chiedere il suo aiuto, non ci faceva mancare interventi, indicazioni, consigli e soprattutto tante testimonianze personali e familiari sulla deportazione del nonno, ma anche sull’impegno antifascista e per la democrazia e l’attuazione della Costituzione, per la solidarietà e l’accoglienza, per la tolleranza e il rispetto reciproco. Lascia un grande vuoto e ci mancherà molto".

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