Telecamere negli asili nido, il no del Pd

Pizzul: "Non si educa con il sospetto".

Telecamere negli asili nido, il no del Pd
28 Novembre 2018 ore 06:38

Ieri, martedì 27 novembre, la Regione Lombardia ha approvato la legge per il posizionamento delle telecamere negli asili nido. Ma non tutti sono d’accordo.

Telecamere negli asili nido, i contenuti

Prevenzione e formazione gli obiettivi principali del provvedimento, che mette in campo una serie di azioni finalizzate a individuare precocemente eventuali segnali di disagio nei minori presenti in queste strutture, anche mediante il supporto di specifiche campagne informative di sensibilizzazione e percorsi formativi mirati per gli operatori degli asili nido.

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Il no del Partito democratico

Un coro di no è arrivato dai membri del Partito democratico, a partire dal capogruppo, il carugatese Fabio Pizzul.

“Non si educa con il sospetto ma con la fiducia. Installare telecamere nei nidi significa rinunciare alla libertà in nome della protezione. Quello che succede nel mito della caverna di Platone dove gli uomini chiusi nella caverna vedono solo le ombre, credono siano l’unica realtà, si sentono sicuri e vogliono restare li. Preferiscono la sicurezza alla libertà. Ma non è questo il modo di fare educazione. Per educare è necessaria prima di tutto la libertà, è necessario un clima di fiducia, di condivisione fra insegnanti e famiglie. Solo un clima di fiducia genera un ambiente sicuro e positivo per la crescita dei bambini. Installare telecamere è il contrario di tutto questo. Significa affidarsi alla tecnica per esercitare un controllo e alimentare a priori un clima di sospetto. Per questo abbiamo detto un secco no al progetto di legge regionale”.

Gli ha fatto eco la collega Paola Bocci, che ha puntato sulla formazione degli educatori

“Le telecamere non sono uno strumento di prevenzione e non si può delegare loro la tutela dei bambini. Occorre investire nella qualità della relazione fra educatore e bambino, non promuovere la cultura del sospetto. Le telecamere possono essere un alibi e non miglioreranno il benessere dei bambini.La Regione dovrebbe invece investire nei servizi educativi, assicurare un’adeguata formazione agli educatori e alti standard di qualità, organizzazione, selezione e accompagnamento”.

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