Cronaca

Roberto Manno il "giovane boss" ecco chi è

Lo zio e il padre sono stati coinvolti nel processo "Infinito". Erano a capo della locale della 'ndrangheta di Pioltello.

Roberto Manno il "giovane boss" ecco chi è
Cronaca 06 Novembre 2017 ore 17:30

Roberto Manno il giovane "boss" di Pioltello. Il 25enne arrestato stamattina, infatti, è stato accusato di vari crimini, con l'aggravante delle modalità mafiose.

Roberto Manno non il solito 25enne

Il padre, Francesco Manno, e lo zio, Alessando Manno, entrambi originaria della Provincia di Reggio Calabria si trovano in carcere. Entrambi sono stati condannati nell'ambito del processo "Infinito", rispettivamente a 9 e 15 anni per associazione mafiosa. Loro erano gli esponenti della "locale" di 'ndrangheta di Pioltello. In questo contesto il 25enne è cresciuto.

Nel giro della droga e del denaro

Secondo quanto ricostruito inizialmente dagli inquirenti, i carabinieri del Nucleo investigativo di Monza e della Compagnia di Cassano, Manno era inserito nel giro della droga e in prestiti di denaro con interessi da usura (LEGGI L'ARTICOLO CON LE INTERCETTAZIONI). Ai danni del 25enne non solo l'atto intimidatorio del 10 ottobre, in cui fece esplodere una bomba di fronte alla porta di ingresso della famiglia di un sudamericano che gli doveva oltre 30mila euro, ma anche un secondo caso. Che risale a circa 2 anni fa, quando Manno si rese protagonista di un pestaggio nei confronti di uno spacciatore che non aveva saldato il conto di una partita di droga.

Temuto e rispettato per il nome

Manno è un cognome pesante a Pioltello, e conosciuto in tutti gli ambienti. Anche perché all'interno dell'operazione "Infinito" era apparso come la famiglia fosse tra gli esponenti più importanti della 'ndrangheta in Lombardia. La tesi della Direzione distrettuale Antimafia di Milano è che proprio il cognome  e la provenienza fossero sufficienti per incutere paura nelle sue vittime. L'atto intimidatorio del 10 ottobre (LEGGI L'ARTICOLO), dunque, pare calarsi proprio in un'azione dimostrativa per far capire che non si scherzava.