Riki Marcuzzo si racconta: “La mia infanzia in Martesana”

Riki Marcuzzo si racconta: “La mia infanzia in Martesana”
16 Giugno 2017 ore 12:15

 Ha 25 anni, è cresciuto a Pessano, ha studiato a Melzo e giocato a calcio a Cassina de’ Pecchi. Ora, però, Riccardo Marcuzzo, «Riki», ha spiccato il volo e si sta affermando come uno dei cantanti più amati e seguiti in Italia, specialmente dai più giovani. Dopo il secondo posto al programma di Canale 5 «Amici di Maria de Filippi» e un tour per firmare copie del suo album che sta registrando numeri da record in tutta la Nazione, Riki ha raccontato quanto sia cambiata la sua vita.

Come è stata l’esperienza di Amici?
«E’ stata un’esperienza stupenda, sicuramente la più bella e intensa della mia vita. Sono entrato che ero un ragazzo, sono uscito molto cresciuto. Fare “Amici” ti forma non solo come artista, ma anche da un punto di vista caratteriale. E’ stato molto difficile e in alcuni tratti pesante. Specialmente quando si è arrivati alla fase del “Serale”: c’era tanto lavoro da fare e i ritmi erano molto intensi. E’ stata un’esperienza che mi ha cambiato la vita in tutti i sensi».

Quanto è cambiata la tua vita da quando sei entrato ad Amici?
«Da 1 a 10 direi 1.000. Dentro la casa succede tutto in fretta inoltre sei completamente separato dal mondo reale. Dopo mesi chiusi dentro alla casetta quando torni alla “realtà” ti sembra tutto diverso, come se fossi atterrato su un pianeta che non era quello che avevi lasciato. Dopo un po’, comunque, si ritorna con i piedi per terra e alla vita normale… anche se non è certo quella di prima».

Hai sempre creduto nel tuo sogno di diventare cantante e quando ti sei reso conto che ce l’avresti potuta fare?
«So benissimo che il mio è sempre stato un sogno difficile da realizzare. Non voglio sembrare presuntuoso, ma era come se sapessi che ce l’avrei fatta a fare questo mestiere. Certo, non pensavo di riuscirci così in grande, ci speravo ovviamente, ma tutto quello che mi sta succedendo va al di là di ogni aspettativa. Anche perché ero consapevole che le mie canzoni potessero piacere al pubblico, non pensavo però a così tante persone. Prima di mandare la mail per entrare ad Amici non ho mai provato a emergere, perché non mi sentivo ancora pronto. E’ stato l’anno scorso che qualcosa è cambiato e ho capito che era arrivato il mio momento».

Qual è il tuo rapporto con i fan e come ci si sente a essere riconosciuto e fermato per strada?
«Il rapporto con i fan è stupendo. Durante il tour per il firma copie cerco sempre di fermarmi qualche minuto in più con loro, di dare un abbraccio o un bacio in più. Anche perché si tratta di ragazzi e ragazze che si fanno ore e ore di coda per vedermi e quando accade l’emozione si legge nei loro volti. Mi piace godermi i fan e le persone che mi vogliono bene. Certo essere famoso e riconosciuto ha i suoi svantaggi perché non puoi concederti neanche una pizza con gli amici o di girare tranquillo per strada. Soprattutto quando sono stanco è un po’ pesante, però fa parte del gioco e mi fa piacere essere così amato».

Cosa rappresenta la Martesana per te e quali sono i luoghi cui sei più legato?
«Pessano è casa mia, a Cassina ho giocato a calcio per tanti anni, a Melzo andavo al liceo e ho tanti amici sparsi tra Melzo e Gorgonzola. Sono i luoghi della mia infanzia, qui ho tanti bei ricordi. Sono molto legato al Parco dei Germani a Cernusco, dove mi fermavo quando avevo bisogno di riflettere. Inoltre amavo andare a corre e facevo sempre la stessa strada: dal centro sportivo di Pessano sino alla Metropolitana di Bussero.

Ti ricordi il nome della tua prima fidanzatina?
«Si trattava di Martina, eravamo compagni alle scuole elementari di Pessano»

Dove e quando hai scritto la tua prima canzone?
«La primissima l’ho scritta al mare, a San Benedetto del Tronto. Avevo 7 anni e mezzo e lo avevo fatto quasi per gioco. La maggior parte delle mie canzoni, però, è nata sulla scrivania della mia cameretta. Scrivere per me era uno sfogo e un piacere».

A chi ti ispiri?
«I miei modelli sono Tiziano Ferro, Cesare Cremonini, Jovanotti, diciamo i cantautori italiani contemporanei. Quando ero piccolo, però, ascoltavo tanta musica dei grandi del passato».

A parte la musica hai altri hobby o passioni?
«Mi piace disegnare e amo gli sport, in particolare il calcio. Sono juventino, anche se recentemente ci è andata male».

Hai qualche talismano o portafortuna sempre con te?
«Non sono scaramantico. Durante Amici ho sempre tenuto al polso i braccialetti che mi ha regalato mia sorella prima di entrare nel programma… Ah, per il serale ho sempre indossato lo stesso paio di mutande, ma solo perché erano comode».

Quale suggerimento daresti ai ragazzi che hanno un sogno da realizzare?
«So che lo dicono tutti, ma secondo me bisogna restare se stessi. L’ho vissuto sulla mia pelle. Siamo tutti unici e ognuno deve trovare la propria strada. E’ giusto avere modelli cui ispirarsi, ma non si deve rinunciare a sviluppare le proprie peculiarità e caratteristiche. Ci sarà sempre qualcuno più bravo, ma non si deve rinunciare a essere se stessi».

Il tuo disco è tra i più venduti in Italia e stai ottenendo un successo incredibile, quali sono i tuoi progetti futuri?
«Il disco, “Perdo le parole”, sta andando oltre le aspettative. Stiamo vendendo tantissimo: da 2 settimane è al primo posto nelle classifiche e tra poco sarà disco di platino. Continuerò con il tour instore per cercare di vedere più persone possibili in giro per l’Italia, poi mi concederò un po’ di vacanza. Quindi mi dovrò mettere di nuovo al lavoro per il mio disco che uscirà a breve».

Se potessi scegliere, con chi e dove suoneresti?
«Beh… continuiamo a sognare, dico a San Siro con The weekend».


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