Riforma della sanità in Lombardia parla un medico di famiglia

Oggi è partita la Riforma sanitaria con l'invio delle missive ai primi pazienti cronici.

Riforma della sanità in Lombardia parla un medico di famiglia
15 Gennaio 2018 ore 14:13

Oggi, lunedì,  Regione Lombardia procederà con l’invio delle prime lettere e la nuova Riforma della sanità prenderà effettivamente avvio. Dopo mesi di incontri, parole e spiegazioni si passa ai fatti con la rivoluzione della presa in cura.

Riforma della sanità è una rivoluzione

E di «rivoluzione» vale la pena parlare, non solo per la portata numerica che avrà, ma soprattutto per l’innovativo metodo di approccio al paziente che propone. In particolare assisteremo a un unicum a livello mondiale per quanto riguarda la gestione del malato cronico. «In Lombardia si stimano circa 3 milioni di malati afflitti da patologie croniche - ha spiegato la dottoressa Anna Carla Pozzi, medico di famiglia a Pioltello e profonda conoscitrice dell’argomento riforma sanitaria - Queste persone sono state divise in tre fasce, raggruppandoli tra i mono, pluri e pluripatologici gravi. Lunedì partiranno le prime lettere che saranno indirizzate solo ai pazienti che hanno già avuto a che fare con la gestione sperimentale della criticità attraverso il metodo Creg. Quindi sarà la volta dei monopatologici. L’obiettivo è arrivare per gradi a coprire l’intero panorama».

Chi è interessato?

Tra i destinatari della missiva, dunque, ci sono coloro che sono afflitti da malattie come diabete, ipertensione, cardiopatie, bronchite cronica, asma, disturbi della tiroide, epilessie, encefalopatie e un’altra cinquantina di patologie precisamente indicate da Regione. «Il paziente che riceve la lettera sarà chiamato a decidere il gestore che si farà carico di stilare il percorso di cura indicato per le malattie che lo affliggono - ha proseguito la dottoressa - Il medico di famiglia o colui che gestisce il paziente è chiamato a stilare un piano annuale che prevede una serie di esami e di test da somministrare al malato. Tale piano viene consegnato al paziente e allo stesso tempo trasmesso al centro servizi». E qui sta la prima grande novità.

Controllo dei pazienti

Infatti, attraverso un call center strutturato e competente in materia, ogni malato cronico in gestione sarà monitorato a distanza: sarà il centro servizi a controllare se gli esami vengono fatti, a creare uno storico del paziente e informare il medico curante dell’aderenza al percorso stilato e dell’andamento dello stesso. «Allo specialista curante si dà uno strumento facile per fare un piano di cura sulla base di linee guida internazionali delle varie patologie. Ovviamente il medico può personalizzarlo in base alle necessità e alla conoscenza del paziente e delle sue specifiche».

Ma quali vantaggi?

Per quanto riguarda chi viene preso in cura, invece, i vantaggi dovrebbero essere in termini di risparmio di tempo, di denaro e di un miglioramento della qualità di vita. «Con questo sistema il malato dovrà sostenere solo gli esami effettivamente necessari, senza ripetere controlli perché indicati da diversi specialisti che lo hanno in cura - ha proseguito Pozzi - Inoltre si eviteranno tutte le liste di attesa e si avrà una sorta di “promemoria” che controlla l’aderenza al piano di cure somministrato. In linea teorica ciò porterà a un miglioramento complessivo della qualità di vita del paziente».

L'obiettivo di Regione

In conclusione, l’obiettivo dichiarato da Regione Lombardia era quello di ridurre il numero di accessi negli ospedali legati al riacutizzarsi di malattie croniche non curate o a esami non indispensabili o somministrati in maniera eccessiva. I primi mesi, che saranno comunque di sperimentazione, diranno se la strada intrapresa sia giusta o meno.
Per quanto riguarda la scelta di aderire o meno alla nuova forma di presa in carico, il malato può rivolgersi al proprio medico di famiglia. Se il professionista rientra tra coloro che si sono accreditati presso Regione Lombardia attraverso cooperativa, allora potrà essere lui stesso gestore del paziente. Altrimenti la persona dovrà rivolgersi a un altro ente gestore.

In basso nella foto i medici di famiglia che hanno deciso di aderire alla presa in carico nella zona Adda-Martesana

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