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Reclutatore pericoloso viveva in città

Era un vero e proprio "ausilio per coloro che volevano unirsi alle milizie".

Reclutatore pericoloso viveva in città
Cronaca Cassanese, 15 Dicembre 2017 ore 09:01

Emergono nuovi particolari sulla figura del cassanese che sosteneva l'Isis.

Reclutatore ritenuto pericoloso

Emergono nuovi particolari sul cassanese condannato a settembre, il reclutatore dell’Isis Hosam Eldin Mostafa Abdel Hakim Antar. Il 44enne egiziano, che ora si trova in carcere, era molto pericoloso. E’ quello che emerge dalle motivazioni della sentenza: era un vero e proprio "ausilio per coloro che volevano unirsi alle milizie".

Le condanne

L’uomo era stato arrestato il 27 ottobre dello scorso anno nella casa comunale di via Verdi 30 dove viveva con la moglie e quattro figli minorenni. Sei gli anni di reclusione per il cassanese. Condanne anche per il fratello Abdelhakim Antar, che in passato ha gestito una pizzeria in via Quintino Di Vona prima di trasferirsi a Finale Ligure, e all’algerino Sakher Tarek.
Il giudice ha stabilito che il gruppo, che operava tra la Liguria e la Lombardia, aveva contatti con gli ambienti dell’Isis in Siria e con altre cellule terroristiche operanti in varie zone d’Europa, oltre ad aver diffuso materiale di propaganda jihadista e reclutato fisicamente potenziali terroristi.

La cellula

Proprio le operazioni di reclutamento erano affidate al cassanese.
Dalle motivazioni della sentenza emerge che c'è chi era un "tassello" ben inserito in Liguria per attuare la "strategia mediatica dello Stato Islamico". C'è anche chi "voleva realizzare un attentato terroristico attraverso una strenua ricerca di chi lo potesse aiutare".
E’ stato appurato che i tre avevano ben aderito all’associazione terroristica.  I due fratelli "contribuiscono al funzionamento dell'organizzazione terroristica attraverso una costante attività di propaganda tramite social e dando ausilio a coloro che volevano unirsi alle milizie cercando soggetti che avevano già combattuto per fornire indicazioni e accreditamento". Il trio, insieme ai propri contatti, secondo quanto appurato dalle indagini, era pronto a mettere in atto un attentato, con Milano possibile obiettivo.