La sentenza

Perse la vita in un incidente sul lavoro a 31 anni, nessuno pagherà per la morte di Lisa Picozzi

La 31enne ha perso la vita nel 2010 durante un sopralluogo sul tetto di un capannone in Salento. Per la sua morte una sola condanna a sei mesi, per omicidio colposo

Perse la vita in un incidente sul lavoro a 31 anni, nessuno pagherà per la morte di Lisa Picozzi
Martesana, 21 Novembre 2020 ore 14:35

La vita di Lisa Picozzi vale sei mesi. Così ha deciso lo Stato italiano al termine del lungo iter giudiziario per la morte della 31enne di Rodano. La Cassazione ha infatti annullato la sentenza d’Appello che condannava per omicidio colposo Adelchi Sergio. L’unico colpevole per il Tribunale resta il figlio di Adelchi, Luca Sergio, che non ha presentato ricorso alla Suprema corte e in appello si era visto comminare sei mesi con pena sospesa.

Un solo colpevole per la morte di Lisa Picozzi

Il 29 settembre 2010 l’ingegnere rodanese di 31 anni Lisa Picozzi era precipitata da un tetto mentre effettuava un sopralluogo in Salento per conto di un’azienda di pannelli solari di Milano. A risultare fatale alla giovane, che oltre alla sua professione era anche pallavolista ad alto livello, un lucernario non opportunamente segnalato e nascosto sotto una copertura in eternit, che aveva ceduto al suo passaggio, facendo cadere. Inutili erano stati i soccorsi. Da allora ha avuto inizio il processo conclusosi ufficialmente nei giorni scorsi.

“Come posso credere alla giustizia?”

In primo grado padre e figlio Sergio, titolari dell’azienda proprietaria del capannone dove avvenne l’incidente, furono condannati rispettivamente a due e un anno per omicidio colposo. Le pene vennero poi dimezzate in Appello, passando a un anno per Adelchi e sei mesi per Luca. La Cassazione ha infine assolto Adelchi perché “il fatto non sussiste”, lasciando come unico colpevole Luca, che comunque non sconterà la pena, la quale è stata sospesa. “Come posso credere nella giustizia? – ha sottolineato Marianna Viscardi, mamma di Lisa – La sentenza è la dimostrazione di come i potenti in un modo o nell’altro l’abbiano sempre vinta”.

Nella Gazzetta della Martesana

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