Tribunale

Omicidio La Rosa: le motivazioni della sentenza di condanna all'ergastolo

Per la morte dell'ex calciatore e dirigente del Brugherio Calcio in Appello è stato confermato il carcere a vita per Raffaele Rullo e la madre Antonietta Bianchianello.

Omicidio La Rosa: le motivazioni della sentenza di condanna all'ergastolo
Cronaca Brugherio, 15 Gennaio 2021 ore 14:33

Omicidio di Andrea La Rosa: le motivazioni della sentenza di condanna all'ergastolo. Per la morte dell'ex calciatore e dirigente del Brugherio Calcio in Appello è stato confermato il carcere a vita per Raffaele Rullo e la madre Antonietta Bianchianello (nella foto).

Le motivazioni della condanna all'ergastolo

Le condanne all’ergastolo erano state confermate a novembre in Corte d'Appello: Raffaele Rullo e la madre Antonietta Biancaniello sono accusati dell’omicidio e l’occultamento del cadavere di Andrea La Rosa avvenuto nel novembre 2017 nella loro casa di Milano, nel quartiere di Quarto Oggiaro. Accolta parzialmente la richiesta del pm, che voleva l’isolamento diurno in carcere per sei mesi per entrambi. Provvedimento che il giudice ha invece deciso di applicare solo nei confronti di Rullo.  L’ex calciatore e dirigente del Brugherio scomparve nel nulla. Un mese dopo i Carabinieri bloccarono sulla superstrada Milano Meda l’auto della Biancaniello: nel bagagliaio c’era il bidone contenente il corpo di La Rosa, a cui avevano tagliato la gola. Morì per aver inalato le esalazioni di acido. I due sono stati condannati anche per il tentato omicidio della moglie di Rullo, Valentina Angotti, architettato per incassare una polizza assicurativa. Anche il delitto di La Rosa sarebbe stato pianificato per soldi: la vittima vantava un credito di 30mila euro con Rullo, al quale ne stava per prestare altri ottomila.

Il perché della sentenza

Nelle motivazioni, il giudice ha spiegato come Rullo possa essere considerato "ideatore, istigatore, e forse determinatore del tentato omicidio di Valentina Angotti, al solo scopo di incassare i soldi dell’assicurazione che lui stesso aveva stipulato sulla vita della moglie". Per quanto riguarda l'omicidio di La Rosa, sono state riconosciute nei confronti del 39enne le aggravanti della crudeltà e della predeterminazione. Il tutto mostrando "disumanità e la spietatezza". La madre, invece, "si può affermare che non abbia direttamente premeditato il reato, ma che zelante provenendo la richiesta dal figlio abbia, di buon grado, aderito"; ha proseguito il giudice. La difesa (che ha già annunciato di presentare ricorso in Cassazione) aveva chiesto la derubricazione del reato da omicidio volontario in omicidio colposo. La tesi del legale, infatti, è che i due fossero convinti che La Rosa fosse già morto quando fu spinto in un furto ripieno di acido.

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