Omicidio di Pozzo, parla l'assassino: "Era un amore malato"

La corte ha negato per Carmelo Fiore, l'omicida reo confesso, la perizia psichiatrica

Omicidio di Pozzo, parla l'assassino: "Era un amore malato"
Cronaca Cassanese, 18 Febbraio 2020 ore 10:00

Omicidio di Pozzo, ha parlato ieri Carmelo Fiore, il 46enne di Cinisello che nella notte tra il 23 e il 24 settembre 2019 uccise Charlotte Yapi Akassi nella sua abitazione di via Taviani. 

Omicidio di Pozzo, niente perizia psichiatrica

Si è tenuta ieri lunedì 17 febbraio 2020 presso la Corte d'Assise del Tribunale di Milano la seconda udienza del processo nei confronti di Carmelo Fiore, reo confesso dell'omicidio della sua compagna Charlotte Yapi Akassi, 26enne di Pozzo d'Adda. L'avvocato dell'uomo, Andrea Benzi, aveva chiesto una perizia psichiatrica che la corte, presieduta dal giudice Ilio Manucci Pacini, dopo aver ascoltato Fiore non ha concesso sostenendo che "non è emerso alcun elemento che induca a dubitare della sussistenza delle proprie capacità".

"Il nostro era un amore malato"

Per più di un'ora Fiore ha risposto alle domande del Pubblico ministero, degli avvocati di parte civile e della difesa ricostruendo la propria relazione con Charlotte e nel dettaglio la sera dell'omicidio. "La nostra relazione era nata nel maggio 2018 - ha raccontato - I litigi e gli insulti erano frequenti e tutte le volte ci dicevamo basta, ma tornavamo sempre a vederci. Il nostro era un amore malato. Mi sentivo solo ed ero ancora risentito con la mia ex moglie".

"Ho chiuso gli occhi e non li ho più aperti"

"Erano giorni che chiedevo a Sharly di vederci - ha raccontato Fiore ricostruendo la notte dell'omicidio - Non andavo mai da lei senza prima avvisarla. Quel giorno mi presentai con una bottiglia di vino. Al mio arrivo lei era con un altro uomo sotto casa e la cosa non mi fece piacere. Una volta saliti in casa mi attaccò subito e iniziammo a insultarci. Mi disse di andarmene e che avrebbe chiamato i Carabinieri. Le ho messo le mani al collo, ho chiuso gli occhi e non li ho più aperti. Ero stanco. Siamo caduti insieme, ma non l'ho lasciata andare. Mi sono fermato quando non si muoveva più".

La chiamata alla ex moglie e il tentato suicidio

Fiore ha ricostruito anche i momenti immediatamente successivi. La chiamata alla ex moglie alla quale ha annunciato ciò che aveva fatto e la sua volontà di uccidersi. "Le ho detto che volevo soltanto salutare i bambini - ha aggiunto - Ho preso il coltello e ho puntato al cuore. Mi sono accorto di non averlo colpito, ma ho pensato che sarei morto dissanguato. Era giusto che soffrissi per ciò che avevo fatto. Il telefono squillava e ho risposto per dire addio ai miei figli e li ho sentiti strillare".

La prossima udienza

L'udienza è stata rinviata a lunedì 16 marzo 2020 sempre presso il Tribunale di Milano. Quel giorno si terranno le discussioni di Pubblico ministero, parti civili e difesa e, al termine, la Camera di Consiglio da cui potrebbe arrivare già la sentenza.

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