Omicidio di Cernusco, arrestati l’ultimo compagno e un complice

Omicidio di Cernusco, arrestati l’ultimo compagno e un complice
05 Dicembre 2016 ore 20:20

Ha confessato Mario Marcone, l’ultimo compagno di Gabriella Fabbiano. Sarebbe stato lui a uccidere la 43enne in casa, dopo una lite scaturita per motivi di gelosia. Solo nei giorni successivi avrebbe cercato di disfarsi del corpo buttandolo nella cava Merlini con l’aiuto di un complice, Fabrizio Antonazzo, come fosse spazzatura. 

Nella notte Marcone, 42enne di Pioltello, e Antonazzo, 60enne di Cernusco, sono stati arrestati. I carabinieri del nucleo investigativo di Monza, unitamente a quelli della compagnia di Cassano d’Adda, coordinati dal procuratore aggiunto Alberto Nobili e dal sostituto prcuratore Francesco Cajani, hanno eseguito un fermo di indiziato di delitto. 

La svolta nelle indagini è arrivata ieri. Gli esiti degli accertamenti scientifici eseguiti dagli uomini del Ris di Parma che, procedendo ad un’attenta analisi dell’autovettura usata da Marcone, hanno rinvenuto all’interno alcune tracce ematiche. Il successivo sopralluogo presso l’abitazione del principale indagato ha consentito di evidenziare ulteriori tracce di sangue nella camera da letto, inconfutabilmente riconducibili alla vittima.

Davanti all’evidenza delle prove schiacchianti, i due sono stati messi sotto torchio dagli inquirenti. Marcone, che inizialmente si era professato innocente, ha confessato. Ha ammesso di aver uccis Gabriella Fabbiano la sera del 30 novembre nella sua abitazione e di aver aspettato qualche giorno prima di cercare di sbarazzarsi per sempre del cadavere. Solo qualche giorno dopo avrebbe chiesto aiuto all’amico Antonazzo per trasportare il cadavere nella cava Merlini. 

Il movente sarebbe passionale. Marcone, che nel 2010 aveva cercato di uccidere l’ex moglie investendola, ha spiegato agli inquirenti di aver ucciso la compagna in seguito a una violenta lite per gelosia. Si cerca ancora la pistola che l’assassino ha utilizzato per uccidere la donna: per trovarla i sommozzatori dei Vigili del fuoco stanno setacciando la cava in cui è stato trovato il corpo senza vita. 

Decisivo nelle indagini il contrbuto dei militari della stazione dei carabinieri di Cernusco che, grazie a un’approfondita conoscenza del territorio, avevano fin da subito indirizzato le indagini su Marcone. 

Il servizio completo sul giornale in edicola e on line da sabato 17 dicembre. 

 

LA RICERCA DELL’ARMA DEL DELITTO

Sono arrivati i sommozzatori alla cava Merlini, dove è stato trovato il cadavere di Gabriella Fabbiano. Si cerca l’arma con cui la donna è stata uccisa, come rivelato dall’autopsia. 

La squadra dei Vigili del fuoco di Milano, insieme al nucleo rilievi tecnici dei carabinieri di Monza e al nucleo operativo della compagnia di Cassano, sta passando al setaccio l’area.

Le operazioni sono iniziate ieri pomeriggio e sono riprese questa mattina. I sommozzatori stanno controllando le gelide acque del laghetto, profondo circa 12 metri, e l’area verde circostante per scovare qualche elemento che possa dare una svolta alle indagini. 

 

INDAGINI IN MARTESANA

Le indagini partite da Cernusco, dove viveva la vittima e dove è stato ritrovato il suo cadavere, si sono allargate in tutta la Martesana. 

Al momento l’unico indagato è Mario Marcone, ultimo compagno di Gabriella Fabbiano e netturbino che abita a Pioltello. L’uomo lavorava a Cernusco, città dove ha cercato di uccidere l’ex moglie nel 2010 investendola. 

Intanto si scava nel passato della donna. Fino al 2015 ha abitato a Carugate, dove viveva con il marito e i figli. Nello stesso paese aveva anche un negozio di vestiti chiamato Baby Bazar. Al momento della separazione i bambini sono stati affidati al compagno e lei ha fatto perdere le sue tracce, nonostante fosse a una manciata di chilometri di distanza. 

Il punto sulle indagini, le testimonianze di chi la conosceva, il racconto di chi ha assistito al ritrovamento del cadavere e il focus su Marcone nel servizio di sette pagine sul numero del giornale in edicola e on line nel comodo sfogliabile per smartphone, tablet e pc da sabato 10 dicembre

 

LE TESTIMONIANZE DEI VICINI

E’ stato svelato il volto di Gabriella Fabbiano, che da un anno abitava in un appartamento, ora posto sotto sequestro, nella tranquilla “Cort de la Viscuntina” in piazza Padre Giuliani, nel cuore di Cernusco. 

Iniziano ad affiorare alcuni particolari della sua vita, misteriosa per la maggior parte delle persone che abitavano nella sua stessa casa di corte. Si era trasferita a Cernusco nel 2015 e in precedenza viveva a Carugate. Non era sposata, ma i vicini hanno spiegato che si frequentava con un uomo. 

E’ stata descritta come una persona cordiale, che amava i suoi cani. I dirimpettai la vedevano uscire la mattina per andare al lavoro e tornare la sera, quando chiudeva la sua bancarella che esponeva nelle gallerie dei centri commerciali. 

Le testimonianze e i racconti dei vicini, con alcuni particolari dettagli sulla sua vita, sul numero del giornale in edicola e nello sfogliabile on line per smartphone, tablet e pc da sabato. 

 

L’INTERVENTO DEL SINDACO 

Costernazione e fiducia che il colpevole venga ben presto identificato 

Sono i sentimenti espressi dal sindaco Eugenio Comincini che ha rilasciato una dichiarazione pubblica in merito all’omicidio di Gabriella Fabbiano 

“La tragica notizia del ritrovamento di ieri pomeriggio ci ha profondamente colpito per la sua gravità. Confidiamo nelle indagini che stanno portando avanti le Forze dell’Ordine e speriamo che al più presto possano fare luce sulla vicenda. Tutta la strumentazione tecnologica del Comune è stata messa a disposizione degli inquirenti. Un fatto come questo turba la nostra comunità cittadina sia per la sua drammaticità che per la sua assoluta eccezionalità. Ai familiari della vittima vanno le condoglianze mie personali, dell’Amministrazione e di tutta la comunità che rappresento”.  

 

L’IDENTIFICAZIONE

E’ di Gabriella Fabbiano, 43enne di Cernusco, il cadavere trovato nelle gelide acque della cava Merlini, in fondo a via Adua, poco distante dal parco degli Aironi e di fianco a dei campi coltivati. 

L’ipotesi più plausibile per gli inquirenti è che l’omicidio si sia consumato tra le mura domestiche: la vittima indossava il pigiama. La donna è stata strangolata, forse dopo essere stata stordita con qualche sostanza, poi è stata avvolta in un telo bianco e portata nella cava. Chi voleva sbarazzarsi di lei ha legato tre piloni di cemento al cadavere e poi l’ha gettata in acqua. Ciò però non è bastato all’assassino per sbarazzarsi di lei.

Il caso resta avvolto nel mistero. Nessuno aveva denunciato la scomparsa e gli inquirenti stanno scavando nella vita della donna, interrogando parenti e amici. 

 

LA TERRIBILE SCOPERTA DI LUNEDI’ 

La segnalazione è arrivata direttamente ai carabinieri della stazione di Cernusco: c’è un cadavere in via Adua. 

I militari non hanno perso tempo, hanno recintato l’area della cava in disuso al margine della città, in attesa dell’arrivo dei reparti speciali provenienti da Monza. 

I quali, con l’aiuto dei Vigili del Fuoco di Gorgonzola, hanno provveduto a ripescare la salma della donna.  Immediata l’ispezione del cadavere da parte del Pubblico ministero della Procura di Milano, il dottor Cajani, che ha disposto l’autopsia per fare chiarezza su chi o cosa abbiano causato il decesso. 

Al momento gli uomini dell’Arma sono ancora sul posto in cerca di indizi. L’identità della donna, per il momento, è ancora ignota. 

Maggiori informazioni nelle prossime ore e il racconto completo di questa terribile pagina di cronaca nera sul giornale in edicola e online a partire da sabato 10 dicembre.


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