il verdetto

Omicidio Carbone: la Cassazione riapre il processo per il killer e il complice. Ergastolo definitivo per il mandante

La Suprema Corte ha accolto in parte i ricorsi di Edoardo Sabbatino e Giuseppe Del Bravo, rinviando alla Corte d’Assise d’Appello di Milano la decisione sulle attenuanti generiche. Confermata la condanna all’ergastolo per Leonardo La Grassa, il mandante 73enne.

Omicidio Carbone: la Cassazione riapre il processo per il killer e il complice. Ergastolo definitivo per il mandante

Si torna in Appello per due dei tre condannati dell’omicidio di Donato Carbone, il 63enne ucciso il 16 ottobre 2019 nel corsello interrato dell’autorimessa condominiale in via Don Milani 17 a Cernusco sul Naviglio.

La Corte di Cassazione ha in parte riaperto la vicenda processuale per due dei tre imputati che avevano presentato ricorso e solo per la definizione della pena.

Sentenza in giudicato solo per il mandante

La Prima sezione penale della Suprema corte, con sentenza depositata il 9 maggio, ha infatti deciso in modo differenziato per i tre ricorrenti, chiudendo definitivamente la posizione del mandante, Leonardo La Grassa, 73enne di Cologno Monzese.

Per lui ricorso respinto con l’ergastolo che diventa dunque definitivo. Rimandato in secondo grado, invece, il giudizio per Edoardo Sabbatino, 58 anni, di Manerbio (ma che era cresciuto a Pioltello e Cologno dove aveva frequentato assiduamente La Grassa), reo confesso, il killer materiale, e Giuseppe Del Bravo, 42 anni, di Roncadelle, il complice logistico, limitatamente al diniego delle attenuanti generiche. I giudici hanno stabilito che la loro posizione merita una rivalutazione ai fini di una possibile riduzione della pena.

Confermata integralmente la colpevolezza di tutti e tre per concorso in omicidio premeditato, porto e detenzione illegale di armi e ricettazione dell’auto usata per l’agguato. I ricorrenti sono stati anche condannati al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese sostenute dalle parti civili.

L’omicidio nel 2019

Il delitto risale al 16 ottobre 2019. Carbone venne seguito all’interno del suo box da un’Opel Corsa rubata. Da quel veicolo scese Sabbatino, che esplose undici colpi, otto dei quali a segno. La vittima morì seduta nella propria auto, con il motore ancora acceso.

In primo grado la Corte, presieduta dal giudice Ilio Mannucci Pacini, accolse tutte le richieste dell’accusa, concedendo alle parti civili (la figlia Angela Carbone e la vedova Natalizia De Candia) un risarcimento simbolico di un euro ciascuna, come da loro richiesta. In secondo grado, il 23 febbraio 2022, la Corte d’Assise d’appello di Milano, confermò gli ergastoli.

I giudici di Appello ritennero inossidabile il quadro probatorio nonostante l’assenza di un movente chiaro. La difesa di La Grassa (avvocato Antonello Madeo) aveva parlato di “ricostruzione fantasiosa e lacunosa”, annunciando già allora ricorso in Cassazione.

I punti chiave per la Cassazione

Ora i giudici della Suprema Corte hanno chiarito i punti chiave. Per La Grassa (mandante) le prove sono definitive. Videoriprese, dati gps, la consegna delle armi del delitto al bar “Belladonna” di Cologno subito dopo l’omicidio, la chiamata in correità del killer Sabbatino (ritenuta soggettivamente credibile e supportata da riscontri oggettivi).

La mancanza di un movente certo è irrilevante di fronte all’evidenza schiacciante del suo coinvolgimento in ogni fase del piano,

scrivono i giudici.

Per Sabbatino e Del Bravo la colpevolezza non è in discussione. Tuttavia, la Cassazione ha ritenuto che il giudice di merito non abbia adeguatamente valutato la possibilità di concedere le attenuanti generiche.

Nel caso di Sabbatino, la Corte ha valorizzato la sua collaborazione (per quanto parziale) con l’Autorità giudiziaria. Per Del Bravo, è stata rilevata la sua posizione “ancillare” (autista e convivente del killer), una biografia penale priva di condanne definitive e la necessità di una personalizzazione della pena.

La Corte ha quindi annullato la sentenza limitatamente a quel punto, rinviando a un’altra sezione della Corte d’Assise d’Appello di Milano per un nuovo giudizio sulle attenuanti. Il resto della condanna (omicidio premeditato, armi, ricettazione) rimane in piedi.

Sabbatino e Del Bravo dovranno dunque tornare davanti a una nuova Corte d’Appello (diversa da quella che ha già giudicato), che deciderà se concedere o meno le attenuanti generiche. In caso di concessione, la pena potrebbe essere ridotta dall’ergastolo a una reclusione a tempo determinato (da 24 a 30 anni, in base alla valutazione dei giudici).