Cala leggermente il numero delle morti sul lavoro in Lombardia nei primi sei mesi del 2026, ma la Regione continua a detenere il triste primato nazionale per numero di vittime.
Morti sul lavoro: i dati del primo semestre 2026
Secondo l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering, tra gennaio e giugno si sono registrati 75 decessi, tre in meno rispetto allo stesso periodo del 2025 (-3,8%). Un dato che consente alla Lombardia di rimanere nella fascia di rischio “gialla”, con un’incidenza inferiore alla media nazionale, ma che non attenua la gravità del fenomeno.
Milano è la provincia con il maggior numero di vittime complessive: 21 decessi, seguita da Brescia (15), Bergamo e Mantova (9), Varese (7) e Cremona (4). Se si considerano invece soltanto gli incidenti mortali avvenuti in occasione di lavoro, il primato passa a Brescia con 14 vittime, davanti a Milano con 13 e Varese con 6. Lecco e Sondrio, invece, non registrano alcun decesso sul lavoro nel periodo preso in esame.
Le province più a rischio
La fotografia cambia se si guarda all’incidenza degli infortuni mortali rispetto al numero degli occupati. In questo caso le situazioni più critiche sono quelle di Lodi, Mantova e Brescia, inserite nella zona rossa della mappa elaborata dall’Osservatorio. Varese è classificata in zona arancione, mentre Cremona e Pavia rientrano nella fascia gialla. Milano, Bergamo, Monza Brianza, Como, Lecco e Sondrio sono invece in zona bianca, con un’incidenza inferiore alla media nazionale.
A livello regionale, l’incidenza è pari a 11,6 morti ogni milione di occupati, contro una media italiana di 14,5. Un dato che colloca la Lombardia sotto il valore nazionale, pur mantenendola al primo posto per numero assoluto di vittime.
“Non basta guardare il calo dei decessi”
Per il presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, Mauro Rossato, il lieve miglioramento registrato rispetto al 2025 non deve indurre ad abbassare la guardia.
“Il calo complessivo dei decessi rispetto al primo semestre del 2025 è un segnale positivo, ma non deve nascondere le criticità che emergono da una lettura più approfondita dei dati”.
Rossato richiama l’attenzione sulle forti differenze territoriali e sulla situazione dei lavoratori stranieri.
“La Lombardia resta la regione con il maggior numero di vittime e, dietro un’incidenza di mortalità inferiore di circa il 20% alla media nazionale, presenta forti squilibri territoriali. A Lodi, Mantova e Brescia il rischio è particolarmente elevato”.
E aggiunge:
“La priorità deve essere trasformare i dati in interventi mirati, rafforzando la prevenzione nei territori e nei comparti più critici”.
Crescono le denunce di infortunio
Nel primo semestre dell’anno le denunce di infortunio in Lombardia sono state 60.532, in aumento rispetto alle 56.641 dello stesso periodo del 2025. Di queste, oltre 20 mila (20.277) riguardano la provincia di Milano. Le denunce in occasione di lavoro sono 50.546: 32.805 presentate da uomini e 17.741 da donne.
Particolarmente significativo anche il dato relativo ai lavoratori stranieri. Le denunce di infortunio sono 12.937, mentre tra le 53 vittime decedute in occasione di lavoro ben 19 erano di nazionalità straniera, pari a quasi il 36% del totale.
Le fasce d’età e i settori più colpiti
L’analisi dell’Osservatorio evidenzia come la fascia d’età più colpita sia quella compresa tra i 55 e i 64 anni, con 22 decessi in occasione di lavoro. Seguono i lavoratori tra i 45 e i 54 anni (11 casi) e gli over 65 (8 casi).
Per quanto riguarda i comparti produttivi, il maggior numero di denunce di infortunio arriva dalle attività manifatturiere (7.451), davanti a trasporto e magazzinaggio (3.154), commercio (3.026), sanità (2.937) e costruzioni (2.788). Un quadro che conferma come i settori ad alta intensità di lavoro continuino a rappresentare quelli maggiormente esposti al rischio infortunistico.