La rabbia

Morì sull’auto guidata a folle velocità da un ubriaco: l’assicurazione vuole dare la colpa alla vittima

Prima udienza in Tribunale per la morte della colognese Arianna Alberga: il 27enne al volante, intanto, rimasto ferito nell'incidente, ha chiesto di poter patteggiare

Morì sull’auto guidata a folle velocità da un ubriaco: l’assicurazione vuole dare la colpa alla vittima

“In un attimo hai distrutto tutto, ma non potrai mai cancellare l’amore che provavamo e proviamo per lei. Come può comportarsi una madre a cui è stato strappato il dono più grande e più bello? Devo pensare a come ti saresti comportata tu, con il tuo carattere determinato e fumantino: gli avresti concesso il perdono o l’avresti maledetto per l’eternità? Com’è difficile essere la madre di un angelo”.

Prima udienza in Tribunale per la morte di Arianna Alberga

Parole, affidate a un post sui social, che Antonella Fiecchi ha rivolto a colui che, ubriaco, era alla guida dell’auto che viaggiava a 167 chilometri orari. E che ha provocato il terribile incidente in cui, nel novembre del 2024, è morta sua figlia Arianna Alberga, a soli 26 anni.

Giovedì 29 gennaio 2026, il 27enne al volante della Ford Focus che andò a impattare violentemente contro uno dei guardrail di viale Fulvio Testi, tra Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo, è comparso per la prima volta davanti al gip del Tribunale di Monza. Ha chiesto di poter patteggiare, anche se il giudice (che ha rimandato l’udienza a maggio) avrebbe già evidenziato perplessità sull’ipotizzata pena concordata con la Procura, ritenuta troppo bassa e non congrua alla gravità di quanto accaduto.

Lo schianto a 167 chilometri orari e lo stato d’ebbrezza del guidatore

Il 27enne frequentava da un paio di mesi la 26enne, residente a Cologno Monzese. Era una barista di Mediaset e la notte del sinistro, che le è costato la vita, sedeva sul sedile del passeggero. Le immagini riprese dal sistema di videosorveglianza, posizionate nei pressi del semaforo in un punto dove vige il limite di velocità di 50 chilometri orari, avevano raccontato la drammaticità dello schianto. Erano le 2, con la strada deserta e senza il traffico che caratterizza il viale nelle ore diurne. Nel filmato si vedeva la Focus sopraggiungere in maniera molto spedita, passando con il verde e andando a schiantarsi subito dopo l’intersezione contro il guardrail, che si era staccato penetrando nell’abitacolo e colpendo la povera Arianna, non lasciandole scampo. La macchina, per inerzia, aveva terminato la sua corsa otto metri dopo il punto di impatto.

Il guidatore, residente nel Lodigiano, rimase gravemente ferito. Sottoposto agli accertamenti in ospedale, era risultato avere una concentrazione di alcol nel sangue pari a 1,37 grammi per litro, quando il limite massimo consentito per mettersi al volante è fissato dal Codice della strada a 0,5.

La rabbia per l’assicurazione che vuole dare la colpa alla vittima innocente

In attesa che il procedimento penale faccia il suo corso, ci sono la rabbia e l’amarezza per ciò che l’assicurazione del 27enne ha messo nero su bianco.

“Hanno ipotizzato un concorso di colpa al 50%, appellandosi a un ‘incauto affidamento’ da parte di Arianna, che non era di certo proprietaria dell’auto anche perché non aveva la patente – ha dichiarato l’avvocato Silvia Germinara, che da subito dopo l’incidente sta seguendo la famiglia della colognese come parte civile – La compagnia assicurativa vorrebbe scaricare una parte della responsabilità su Arianna, che è la vittima e non potrà difendersi, sostenendo che dalle 22 alle 2 di notte, quando è avvenuto il sinistro, sono stati assieme. E che quindi lui avrebbe bevuto in sua presenza. Invece posso dire che abbiamo le prove che ciò non è avvenuto, ossia che la persona alla guida non ha assunto sostanze alcoliche in presenza di Arianna. Ma al momento non posso dire di più. Valuteremo se far causa all’assicurazione: ammetto di essere molto arrabbiata per questo atteggiamento. Per quanto riguarda l’aspetto penale, è doveroso, anche per rispetto ad Arianna, che la pena sia giusta”.