Messaggi in codice e nascondigli per la droga VIDEO

Maxi operazione che ha portato all'arresto 9 persone, scoperti anche legami con la 'ndrangheta.

Messaggi in codice e nascondigli per la droga VIDEO
Martesana, 28 Settembre 2018 ore 09:48

Messaggi in codice e nascondigli per la droga. Manette ai polsi per una banda che gestiva vasti traffici di stupefacenti nel Milanese.

Messaggi in codice e nascondigli per la droga

La “montagna” era la cocaina, il “mare” l’hashish. Nomi in codice, termini scelti per parlare al telefono, sempre con pochissime, calibrate, parole per tentare di non farsi scoprire. Non è bastato. Non è stato sufficiente dotarsi di una serie di telefoni, da usare soprattutto per mandare messaggi, in modo da non poter essere identificati dalla voce. Non è bastato nascondere la droga, occultarla in nascondigli segreti, persino nel doppio fondo di un barile di birra da 5 litri. Insufficiente anche concordare posti dove incontrarsi, lontani da occhi indiscreti. Bar gestiti da cinesi, ristoranti che non davano nell’occhio, negozi di animali.

Arrestati questa mattina

I carabinieri della 3 a Sezione del Nucleo Investigativo di Milano li hanno arrestati questa mattina. Nove ordinanze di custodia cautelare in carcere: otto italiani e un 37enne originario del Marocco. Tra questi, tre rozzanesi. I due fratelli Lucchese, Antonino, 38 anni, e Giuseppe, 42 anni, entrambi originari di Palermo, e Giovanni Nuccio, 29 anni, anche lui di Palermo ma residente a Rozzano.

Rozzano.

Il modus operandi

Usavano messaggi criptici per parlare, temevano di essere ascoltati, ma la paura di finire in carcere non limitava il loro essere spregiudicati. E violenti: “Se c’è da sparare, sparo. Li scanno come i capretti”, minacciava al telefono, intercettato, Antonino Lucchese, il più sfrontato dei due fratelli. Giuseppe aveva un ruolo meno spudorato, ma fondamentale per la buona riuscita della compravendita della droga: nasconderla, custodirla, nel suo appartamento a Rozzano che era diventato anche luogo di scambio tra borsoni di contanti e trolley di cocaina, hashish e marijuana.

La storia…

Era già affidato in prova ai servizi sociali, Antonino, ma questo non gli ha impedito di continuare la vita criminale, con legami pesanti. L’operazione è il seguito di The Hole, sempre del Nucleo Investigativo di Milano, che aveva portato, a maggio, all’arresto di Domenico Barbaro, figlio di Giuseppe (agli arresti domiciliari per sequestro, armi e associazione mafiosa) e nipote di Francesco Barbaro detto cicciu u castanu, 91enne (detenuto) capo dell’Aspromonte.

Domenico è figlio di Giuseppe ‘u charly, la cui sorella ha sposato Giuseppe Pelle, figlio di Antonio Gambazza, ‘ntoni, potentissimo boss di San Luca. Legami anche con i Papalia: lo zio di Domenico, Rocco Barbaro (che ha vissuto per un periodo a Buccinasco, affidato ai servizi sociali), il capo dei capi della ‘ndrangheta in Lombardia, ha sposato Maria Papalia, nipote dei fratelli Domenico, Antonio e Rocco.

Le intercettazioni

L’operazione The Hole aveva portato all’arresto anche del cugino di Domenico, Antonio, con cui Antonino Lucchese aveva stretti rapporti. Lo hanno intercettato mentre parlavano insieme, discutevano su carichi e scambi di droga e soldi. Le indagini hanno messo in evidenza una cessione da 30 grammi di cocaina, proprio dalle mani di Barbaro (Antonio, il nome in codice era Antonella) a quelle di Lucchese che insieme a Giovanni Nuccio (a cui erano affidate le operazioni di approvvigionamento e le cessioni) imbastiva gli affari legati allo spaccio.

Il “cassiere”

Insieme a loro, anche Alessandro Ciancio, milanese, 38 anni, che aveva il compito di cassiere: ritirava e gestiva i soldi delle vendite. I tre (Lucchese, Nuccio e Ciancio) acquistavano la droga e la rimettevano in vendita, con la complicità del fratello di Antonino, Giuseppe, che faceva non solo da deposito, offrendo il proprio appartamento come luogo sicuro, ma anche da vedetta durante gli incontri con i compratori. In manette anche Luca Lombardo, residente a Peschiera Borromeo, da cui i rozzanesi compravano la droga.

Un sistema ben organizzato, dove ognuno aveva il proprio ruolo, dove ogni dettaglio era studiato nei minimi particolari, dai telefoni, al linguaggio criptato, ai luoghi dove stoccare la droga, ai bar muti e ciechi dove programmare gli scambi. Cautele che i carabinieri hanno smontato, una per una, in un’indagine iniziata due anni fa e finita con gli arresti di questa mattina.

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