L'inchiesta

Maxi truffa milionaria al Duomo di Firenze: un arresto anche in Martesana

Antonino De Salvo, 56 anni, è stato fermato a Cologno Monzese con l'accusa di riciclaggio

Maxi truffa milionaria al Duomo di Firenze: un arresto anche in Martesana

La truffa alla Onlus che gestisce il campanile di Giotto a Firenze, con un vorticoso giro di fatture false e una montagna di denaro contante «made in China», è passata pure da Cologno Monzese.

Maxi truffa al Duomo di Firenze, in manette un colognese

In città, infatti, è stato fermato uno dei nove arrestati nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Brescia, accusati a vario titolo di false fatturazioni, riciclaggio e autoriciclaggio. A finire in manette anche Antonino De Salvo, 56 anni, formalmente residente a Palma di Maiorca, ma rintracciato a Cologno, che secondo gli inquirenti sarebbe stato in grado di gestire una bella fetta dei 30 milioni di euro che il gruppo avrebbe movimentato in appena un semestre.

Il metodo con cui veniva riciclato il denaro dei raggiri

La base era un appartamento di via Asiago, a Milano, intestato a una donna di origini cinesi. Qui sarebbe avvenuto lo stoccaggio del denaro contante, per ripagare cash le fatture false emesse da società cartiere. La percentuale per il servizio andava dal 2% al 7% a favore dei cittadini cinesi; un’ulteriore quota, invece, andava ai due intermediari italiani ritenuti gli elementi di spicco dell’indagine. Si tratta di due fratelli italiani di Telgate, nella Bergamasca, anch’essi arrestati assieme ad altri sette indagati. Il colognese De Salvo compreso, che durante l’interrogatorio ha dichiarato di non sapere che quei soldi che aveva gestito provenissero dall’Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze.

Tra i raggiri contestati, il più clamoroso è sicuramente proprio quello legato all’Opera che cura il complesso monumentale del Duomo, truffata online per oltre un milione e mezzo di euro attraverso il meccanismo “man in the middle”. Gli autori, tuttora ignoti, si sono inseriti nelle comunicazioni tra l’ente e i suoi interlocutori, riuscendo a dirottare su altri conti correnti il denaro versato per il restauro del Complesso Eugeniano di Firenze.

Il “finto” conto corrente dove arrivavano i pagamenti

La Onlus era convinta di pagare i lavori, quando invece stava accreditando il denaro su un conto corrente dell’organizzazione criminale. Una volta ricevuti i fondi, le somme sono state rapidamente disperse tramite bonifici a catena verso altri conti, italiani e stranieri, riconducibili anche a De Salvo, che si era appoggiato a un amico bresciano. Lo stesso che il 27 agosto è stato fermato dai Carabinieri mentre si trovava nella filiale di una banca di Sarezzo, per chiedere lo sblocco del conto corrente della sua società.

“Mi ha proposto, a fronte di un compenso di 50mila euro, di ricevere sul conto della mia società importi di denaro da una società di Firenze per trasferirli su conti correnti terzi dicendomi che questa operazione doveva consentire a una società estera di De Salvo di acquistare dei terreni in Spagna. Non sapevo che il denaro fosse di provenienza illecita, ma ne avevo solo il sospetto”, ha fatto mettere a verbale.

Il denaro convogliato all’estero e il ruolo dei cinesi

Dalla truffa all’Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze gli inquirenti hanno scoperto il giro di fatture false, conti all’estero (tra Cina, Lussemburgo, Polonia, Germania, Spagna, Lituania, Nigeria e Croazia) e la montagna di denaro nero messo a disposizione da cittadini cinesi residenti in Italia. Le consegne di denaro avvenivano attraverso “spalloni” con tanto di pin di riconoscimento. Come una 37enne cinese che a settembre è stata fermata al casello di Brescia Centro con 200mila euro in contanti in buste termosaldate sull’auto.