Procede in rito ordinario il processo Hydra che punta a ricostruire alleanze e interessi del consorzio mafioso tra le tre mafie storiche, Cosa nostra, Camorra e ‘Ndrangheta, attivo in Lombardia. Giancarlo Vestiti, considerato il referente in Lombardia del clan Senese, è il sesto imputato del processo Hydra ad aver scelto la strada della collaborazione con la giustizia. Vestiti ha risieduto negli ultimi anni a Cologno Monzese, dove ha trascorso anche un periodo agli arresti domiciliari proprio a seguito dell’operazione della Dia milanese.
Processo Hydra, si pente Giancarlo Vestiti: è il referente del clan Senese in Lombardia
La notizia è emersa nell’ultima udienza di ieri, mercoledì 28 ottobre: dopo William Alfonso Cerbo, già ascoltato in aula, e Francesco Bellusci, la cui deposizione è in fase di conclusione, anche Vestiti potrà essere sentito dai pubblici ministeri Rosario Ferracane e Alessandra Cerreti, titolari dell’inchiesta.
Una novità accolta con sorpresa e fiducia dalle associazioni antimafia, presenti in aula fin dall’avvio del processo, lo scorso 19 marzo. Vestiti è considerato una figura di vertice del clan Senese, legato alla camorra romana, una delle tre componenti che, secondo l’impianto accusatorio, avrebbero dato vita al cosiddetto “sistema mafioso lombardo”.
“Lo Stato c’è, le associazioni antimafia pure”
La sua collaborazione potrebbe contribuire a fare ulteriore chiarezza sulle dinamiche e sugli equilibri del consorzio. “Ignoriamo i motivi che lo hanno spinto a fare questa scelta, ma dobbiamo prendere atto che si tratta di una scelta importante”, sottolineano le associazioni, che vedono nella decisione un segnale del ruolo dello Stato nel contrasto alle organizzazioni criminali.
“Quando lo Stato opera con giustizia e fermezza, quando non lascia spazio a opportunismi e disattenzioni, ottiene riconoscimenti e fiducia alla sua piena sovranità”, affermano.
Bellusci spiega la scelta di cambiare vita
Nella stessa udienza, Francesco Bellusci ha spiegato le ragioni della propria collaborazione, richiamando soprattutto il rapporto con la famiglia e il desiderio di uscire da una vita che lo teneva lontano dai figli:
“Mia moglie era stanca, stufa di tutta questa vita. Vedere i miei tre figli per due ore al mese, ogni mese, non era il caso”, ha raccontato nell’aula bunker.
Bellusci, già condannato a quattro anni e sei mesi nel processo celebrato con rito abbreviato, ha indicato nella possibilità di cambiare vita una delle ragioni della sua decisione.
Per le associazioni antimafia, la sua testimonianza dimostra come il lavoro della magistratura e l’autorevolezza delle istituzioni possano rappresentare un punto di riferimento anche per chi decide di allontanarsi dai circuiti criminali.
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