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La lettera dell’infermiere che ha sconfitto il Covid: “Grazie a tutto il personale dell’Uboldo”

La toccante lettera di un paziente che ce l'ha fatta.

La lettera dell’infermiere che ha sconfitto il Covid: “Grazie a tutto il personale dell’Uboldo”
Martesana, 23 Aprile 2020 ore 14:57

Ha vissuto l’emergenza Covid come infermiere e come paziente e da Bergamo, la zona probabilmente più colpita, è finito a Cernusco. E ha voluto ringraziare il personale dell’Uboldo con una lettera aperta.

Il “grazie” dell’infermiere malato al personale dell’Uboldo

Di seguito la lettera di ringraziamento.

“Mi chiamo Facchinetti Giuseppe e oggi ho deciso di raccontarvi la mia storia. Sono un uomo di 46 anni, infermiere presso l’Asst Bergamo Ovest e come tanti in questo dannato periodo, operatori sanitari e non, ho contratto il Covid 19 i primi di marzo. Febbre alta, tosse, respiro affannoso e naturalmente tampone positivo. Dopo 10 giorni di isolamento fiduciario a casa il 17 marzo vengo trasportato in ambulanza all’ospedale Uboldo di Cernusco sul Naviglio per grave crisi respiratoria. Rx torace ed esami con diagnosi di polmonite interstiziale bilaterale da Coronavirus. Sono frastornato, solo e piuttosto lontano da casa (io abito nella bassa bergamasca ma in quei tragici giorni non c’era un letto libero nemmeno nell’ospedale in cui lavoro). Qualche ora in Pronto Soccorso e poi vengo ricoverato in Medicina. Naturalmente sono spaventato, molto, non so in effetti cosa mi aspetta e tutto mi passa davanti in fretta con l’idea magari di non farcela, di non rivedere i miei familiari ed entro in crisi. Incomincio con le terapie antivirali che mi fanno stare tanto male e maschera d’ossigeno ad alti flussi. Insomma non è una passeggiata, ma giorno dopo giorno le cose migliorano e nel giro di 15 giorni posso ritenermi guarito e il 31 marzo vengo dimesso e oggi posso dire di stare veramente bene. Perché ho voluto raccontare tutto questo? Non per farmi pubblicità nè tantomeno per vantarmi di essere guarito. È vero, sono stato fortunato, ne sono uscito vivo mentre tante persone anche mentre ero ricoverato io non ce l’hanno fatta e questo mi ha fatto stare male. E allora perché? Per dimostrare la mia immensa gratitudine a tutto il personale medico, infermieristico, di supporto e personale delle pulizie che ha saputo gestire, ognuno per le proprie competenze, le varie situazioni in modo più che esemplare, e non solo dimostrandosi più che preparato nelle più disparate situazioni, ma anche con parole di conforto quando servivano, e servivano eccome, una telefonata fatta al familiare che volevi tanto salutare ma in quel momento non te la sentivi di farla da solo. Probabilmente se dovessi rivedere qualcuno a emergenza finita mi sarebbe impossibile riconoscerlo perché talmente giustamente protetto che vedevo solo gli occhi… Io voglio ringraziare tutti senza togliere niente a nessuno perché a nessuno va tolto niente ma mi permetto di citare alcuni nomi che ricordo solo perché magari li ho visti con maggior frequenza. Un saluto, un abbraccio e un grazie di cuore alle dottoresse Vezzani e Dionigi, agli infermieri Antonio, Simone e Carmela, agli Oss Iris e Roberto. Gli altri non me ne vogliano se non li cito ma veramente non ricordo i nomi… Ma nel mio cuore ci state e ci starete sempre tutti. Con affetto e gratitudine”.

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