Menu
Cerca
Senza vergogna

Insulti perché gay e auto riempita di sputi: presentata denuncia ai Carabinieri

E' accaduto a Brugherio. I baby balordi hanno preso di mira il 26enne Danilo Tota: ha fatto querela per imbrattamento e ingiurie.

Insulti perché gay e auto riempita di sputi: presentata denuncia ai Carabinieri
Cronaca Brugherio, 04 Marzo 2021 ore 13:53

Insulti perché gay e auto riempita di sputi: presentata denuncia ai Carabinieri. E’ accaduto a Brugherio. I baby balordi hanno preso di mira il 26enne Danilo Tota: ha fatto querela per imbrattamento e ingiurie.

Insultato perché gay, poi gli imbrattano l’auto con gli sputi

Prima ha dovuto subire gli insulti omofobi non appena ha parcheggiato. Poi, quando è tornato a prendere l’auto, ha trovato i tergicristalli alzati e uno di questi danneggiato. Ma quello che ha davvero ferito e colpito il 26enne Danilo Tota è stato vedere le portiere e i finestrini della sua Fiat Panda pieni di sputi. E’ avvenuto sabato 28 febbraio 2021 nel posteggio tra le vie Virgilio e Santa Caterina. Tota (di origini pugliesi, trasferitosi a Brugherio quando aveva 5 anni e residente a Lissone da 6, dopo l’inizio della convivenza con il suo compagno Sasha Di Cicco, a sinistra nella foto) era in città per incontrare un’amica.

“Nella mia vita me ne hanno dette di ogni: mi sono sempre rialzato”

Quando il 26enne è uscito dall’abitacolo parlando al telefono, sono passati alla carica con gli insulti.

“Penso che abbiano sentito la mia voce, che non è proprio mascolina, e le mie movenze – ha spiegato – Hanno iniziato a ghignare e a insultarmi”.

Uscito da casa dell’amica e tornato all’auto, l’ha trovata imbrattata con la saliva e con i tergicristalli rotti e fuori posto. Degli insultatori (tutti giovanissimi, alcuni dei quali erano con dei motorini) non c’era più traccia.

“Nella mia vita me ne hanno dette di ogni e mi sono sempre rialzato – ha aggiunto – Ma quello che mi ha fatto davvero male è vedere i finestrini pieni di sputi, soprattutto in un periodo di emergenza sanitaria. Il mio primo pensiero è andato ai loro genitori, che non sono stati in grado di insegnare loro il rispetto: bisogna conoscere, invece di giudicare”.

“Se li incontrassi per strada li inviterei a casa: così capirebbero”

“Se li incontrassi di nuovo per strada? Li inviterei a casa per una cena – ha ammesso – Questo per far capire loro che la normalità è ovunque. Non li colpevolizzo: il primo passo verso l’educazione e la conoscenza dell’altro deve passare dalle famiglie”.

Condividi
Top news
Glocal news
Video più visti
Foto più viste
Idee & Consigli