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“Il Covid è stato un terremoto, la struttura dell’ospedale ha retto ma ha lasciato delle crepe. Temo una seconda scossa”

Il primario e il coordinatore infermieristico della Terapia intensiva dell'ospedale Uboldo hanno chiacchierato via social su come è stata gestita la pandemia e su cosa ci aspetta con il senatore Eugenio Comincini.

“Il Covid è stato un terremoto, la struttura dell’ospedale ha retto ma ha lasciato delle crepe. Temo una seconda scossa”
Martesana, 24 Aprile 2020 ore 19:57

Ora che la Fase 1 è quasi alle spalle i protagonisti della battaglia al Coronavirus dell’ospedale Uboldo hanno guardato indietro e hanno parlato di quello che hanno passato. Ma non è mancato uno sguardo al futuro, alle incognite e ai timori. Massimo Zambon, primario del reparto di Terapia intensiva e Franco Cipriani, coordinatore infermieristico dello stesso reparto, oggi venerdì 24 aprile 2020 si sono raccontati “a cuore aperto”  in una diretta Facebook organizzata dal senatore ed ex sindaco di Cernusco Eugenio Comincini. Il titolo era “Gestire una pandemia”.

Gestire una pandemia

All’ospedale Uboldo i primi pazienti Covid sono arrivati nella prima settimana di marzo. “Poi è stata un’ondata che ha costretto a riorganizzare tutto l’ospedale – ha detto Zambon – Il picco c’è stato tra la seconda, la terza e la quarta settimana i marzo. Ci siamo trovati ad affrontare situazioni veramente difficili. Il Pronto soccorso era invaso da pazienti, in gran parte dei casi in condizioni severe, con la Medicina e la Terapia intensiva che cercavano di reggere l’urto”. Per Cipriani si è trattato di uno tsunami vero e proprio, che però ha creato coesione tra il personale di ogni reparto, con i pediatri che andavano ad assistere gli anziani e i cardiologi che aiutavano nella gestione dei pazienti da ventilare.

L’aspetto psicologico

Alla drammaticità della situazione sanitaria si aggiungeva quella psicologica, perché a causa dell’alta contagiosità del virus si è stati costretti a erigere una vera barriera tra l’interno e l’esterno dell’ospedale. Qui è intervenuto anche il sindaco Ermanno Zacchetti, che ha ricordato allora l’iniziativa dei tablet, acquistati dai genitori di una squadra dell’Aso, dotati di Sim dal Comune e donati all’ospedale. “La prima videochiamata è stata un’emozione incredibile – ha raccontato Cipriani – Era un paziente finalmente estubato che non aveva contatti con i propri parenti da oltre quindici giorni. Ha detto: qui mi vogliono bene, sono tutti amici”. Ma i sentimenti sono stati terribili quando invece occorreva comunicare i decessi. “Di solito accompagniamo tutta la famiglia nel percorso di terapia e quindi anche in caso di esito negativo era diverso – ha ripreso Cipriani – Questo aspetto è mancato totalmente. Così ora chiamiamo le famiglie per venire a ritirare gli effetti personali dei loro congiunti. Vogliamo che vengano perché vogliamo vederli, vogliamo metterci la faccia. Sono venuti i figli di una donna e dopo 40 minuti di colloquio ci hanno detto “Se sapevamo che era così facevamo venire anche papà”. Questo lo dico non per vantarci, ma perché esprime un nostro convincimento: le cure sono importanti, ma è importante prendersi cura”.

Quando riapre l’ospedale?

Ci si chiede quando il nosocomio potrà tornare alla sua normale funzionalità. Zacchetti ha ricordato come la città lo abbia letteralmente coccolato, con frequenti donazioni. Ma al momento non può più servire i suoi cittadini come prima. “Sono le incognite della fase 2 – ha spiegato Zambon – Reparti come Chirurgia e Pediatria sono stati chiusi e i pazienti spostati altrove. Avremo a che fare a lungo con il Covid e occorrerà creare percorsi divisi e sicuri tra pazienti Covid e non Covid, perché non accada che qualcuno prenda il virus in ospedale. Sarà la sfida più grande”.

Una seconda ondata?

Con l’allentamento dei vincoli è atteso un ritorno dei casi. “Sono convinto che l’utilizzo dei dispositivi e il distanziamento sociale aiuteranno a far sì che questa sia di minore entità – ha spiegato Zambon – Se i numeri saranno bassi può essere che siano creati centri specializzati per la terapia Covid e gli ospedali tornino alle loro normali funzioni”. Cipriani ha però sollevato una preoccupazione legata al personale: “La nostra struttura era edificata bene e ha subito una fortissima scossa – ha detto – L’edificio ha retto bene, ma sono emerse alcune crepe. Una seconda ondata come la prima, se non ci si dà il tempo di riprendere fiato, potrebbe non permetterci di dare una risposta adeguata. Bisogna procedere con cautela e coscienza“.

Quali terapie?

Oggi si parla tanto di curare i pazienti Covid con eparina e corticosteroidi. “La verità è che è un virus nuovo che stiamo imparando a conoscere – ha detto Zambon – Eparina e corticosteroidi per evitare i trombi li stiamo utilizzando sui pazienti gravi da un mese e mezzo. La comunità scientifica sta condividendo come mai prima le informazioni per cui stiamo imparando molto. Restiamo ottimisti, ma occorre ammettere che al momento non sono state ancora trovate terapie realmente efficaci”. Zambon ha poi aggiunto che forse da metà maggio saranno effettuati i test sierologici a cominciare dal personale sanitario. “Se si risulta positivi occorre poi il tampone per verificare se si è infettivi o il contagio è ormai pregresso”, ha spiegato.

Come sarà la fase 2?

Si può essere abbastanza tranquilli per i bambini, secondo Zambon, che ha spiegato che ormai sembra accertato che vengono colpiti in rarissimi casi. In generale però sarà necessario osservare il distanziamento sociale e l’utilizzo di dispositivi di protezione. A questo riguardo Zacchetti ha aggiunto che settimana prossima saranno date indicazioni su una nuova fornitura di mascherine per la popolazione. “Mi raccomando – ha concluso Cipriani – Quelle monouso trattatele come tali. Non igienizzatele con sistemi fatti in casa come l’alcol o la candeggina. Potrebbero esserci problemi di inalazione”.

GESTIRE UNA PANDEMIA

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Pubblicato da Eugenio Comincini su Venerdì 24 aprile 2020

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