Ha un nome il corpo dell'alpino trovato dopo un secolo sull'Adamello

A dare la notizia è l’Ufficio beni archeologici della Provincia della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento.

Ha un nome il corpo dell'alpino trovato dopo un secolo sull'Adamello
28 Aprile 2018 ore 11:11

L’Adamello l’estate scorsa aveva restituito il corpo di un alpino, morto durante la Grande Guerra. Ora quel corpo ha un nome: si chiama Rodolfo Beretta, originario di Villa Raverio in  Brianza. Il soldato era stato rinvenuto a oltre 3mila metri ad agosto 2017.  Lo riporta giornaledimonza.it

Sull’Adamello i resti dell’alpino di Besana morto nel 1916

La notizia è ufficiale: appartengono a Rodolfo Beretta originario di Villa Raverio i resti dell’alpino brianzolo morto durante la Grande Guerra, nel novembre 1916, ritrovati sull’Adamello l’estate scorsa. A dare la notizia è stato l’Ufficio beni archeologici della Provincia di Trento.

Appartenente al distretto militare di Monza, Rodolfo Beretta, nato il 13 maggio 1886, era in forza al 5/o reggimento degli alpini. Sarebbe morto l’8 novembre 1916 con tutta probabilità a causa di una valanga.

I discendenti dell’alpino sono stati contattati attraverso Onor Caduti e l’amministrazione comunale brianzola. “Restituire un’identità a questo caduto – sottolinea il presidente della Provincia Ugo Rossi – a pochi giorni dalla grande Adunata degli Alpini, nel centenario della fine della Grande Guerra, ci fa sentire quegli eventi e quegli uomini ancora più vicini. E rafforza la nostra convinzione che la pace non debba essere mai data per scontata, ma al contrario vada costruita giorno dopo giorno, con le nuove generazioni, a partire dalla memoria”.

 

 

Contattati i discendenti

I discendenti dell’alpino sono stati contattati attraverso Onor Caduti e l’amministrazione comunale brianzola. “Restituire un’identità a questo caduto – sottolinea il presidente della Provincia Ugo Rossi – a pochi giorni dalla grande Adunata degli Alpini, nel centenario della fine della Grande Guerra, ci fa sentire quegli eventi e quegli uomini ancora più vicini. E rafforza la nostra convinzione che la pace non debba essere mai data per scontata, ma al contrario vada costruita giorno dopo giorno, con le nuove generazioni, a partire dalla memoria”.

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