Gennaio-marzo 2020, in Martesana oltre 400 morti in più rispetto al primo trimestre 2019

Gennaio-marzo 2020, in Martesana oltre 400 morti in più rispetto al primo trimestre 2019
Martesana, 09 Aprile 2020 ore 12:45

Da gennaio a marzo del 2020 oltre 400 morti in più rispetto al primo trimestre del 2019. Il dato della sola Adda Martesana fa paura.

Gennaio-marzo, nel 2020 400 morti in più

Va detto che non tutti i decessi degli ultimi tre mesi sono   dovuti al Covid-19. Ma, come tali, i dati – nella loro freddezza – consentono di scattare una fotografia piuttosto significativa di quello che stiamo vivendo da un mese e mezzo a questa parte.

Ci sono comunità che hanno subìto incrementi pazzeschi: pensiamo a Cernusco, dove i primi tre mesi dell’anno hanno visto oltre cinquanta decessi in più rispetto allo stesso periodo del 2019. Ma anche a Cologno, la città sinora che ha pagato il prezzo più caro al virus, con un incremento di 36 morti. Sulle rive dell’Adda Trezzo paga un tributo altissimo, con 80 decessi in tre mesi, 43 in più rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Molto alti i numeri anche di Capriate e Brembate, in linea con la situazione che si sta vivendo a Bergamo e provincia, la zona più colpita d’Italia.

I piccoli Comuni e il “caso Gorgonzola”

Nei piccoli Municipi, invece, salvo qualche caso sporadico, l’incremento è abbastanza ridotto. Non mancano nemmeno territori con un saldo negativo (Gorgonzola su tutti). Dicevamo, non tutti questi decessi sono ascrivibili al Covid-19, ma possiamo senza ombra di dubbio affermare che l’incidenza del virus è stata alta.

Il confronto regionale dal 2015 a oggi

A fare un confronto a livello lombardo ci ha pensato invece il consigliere regionale del Pd Samuele Astuti, professore a contratto dell’università LIUC, che insieme a Massimo Cavallin ha analizzato la mortalità in Lombardia nel mese che intercorre tra il 23 febbraio al il 21 marzo per gli anni dal 2015 al 2020 (in base agli ultimi dati Istat disponibili). L’analisi è basata un campione di comuni che assomma più della metà, il 56%, della popolazione lombarda.

Per una mortalità che varia di pochi punti percentuali nei primi quattro anni, il 2020 spicca con un incremento del 113%. I deceduti sono quindi più del doppio di quanto sia avvenuto nello stesso mese degli anni precedenti, anche se i decessi riconosciuti Covid sono solo una porzione minoritaria.

Il dato, come è noto, non è omogeneo: in provincia di Bergamo i soli deceduti Covid sono superiori ai deceduti totali negli anni precedenti, ma non spiegano come mai nel periodo considerato, nel 2020 le morti siano state superiori del 400%, da 588 a 2668.

Discorso analogo vale per Cremona, dove l’aumento è del 232%, da 230 a 764, e per Lodi, che vede un incremento è del 211%, passando da 157 a 488. A Lodi, dove tutto è nato e sono evidentemente stati fatti più campioni, la quota di decessi identificati come Covid è di oltre la metà, pari a 254, ed è il dato di gran lunga maggiore di tutte le altre province.

In Provincia di Brescia, dove l’incremento dei decessi è ‘solo’ del 141%, passando da 629 a 1513, il dato dei morti Covid è fermo a 451, meno di un terzo del totale.

Molto più contenuti i dati di Milano, dove l’incremento di decessi è del 33% (da 1997 a 2657), di cui la metà riconosciuti come Covid.

“Il dato sulla mortalità è quello che colpisce di più perché dietro ognuno di questi numeri c’è la sofferenza di una famiglia che oltre ad aver perso un proprio caro non ha neanche potuto assisterlo – spiega Astuti – Il dato ufficiale sulla mortalità da Covid19 presenta per la nostra regione dei dati anomali, con il picco a Bergamo, che non ha eguali in nessuna altra parte del mondo. Siamo stati evidentemente investiti da uno tsunami, ma se il settore ospedaliero ha provato a reggere l’onda d’urto, non così il sistema di medicina territoriale, che in Lombardia era già storicamente più debole rispetto agli ospedali e che dopo la riforma del 2015 è stato ulteriormente indebolito, tanto che in questa crisi è letteralmente collassato. Solo negli ultimi giorni la Regione ha introdotto le USCA (unità speciali di continuità assistenziale) per la sorveglianza dei sintomatici e dei pazienti riconosciuti Covid. Rimedio tardivo ma importante, che va rapidamente potenziato ed esteso. L’emergenza impone di superare questo elemento di debolezza del sistema lombardo, che ha altre notevoli eccellenze, ma non la rete della medicina territoriale.”

QUI I DATI SULLA MORTALITA’ IN LOMBARDIA NEGLI ULTIMI 5 ANNI

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