Alla sbarra

Falsi incidenti per intascare i risarcimenti, carrozzieri a processo

Un raggiro architettato tra Vimodrone e la Brianza monzese, con parte lesa UnipolSai

Falsi incidenti per intascare i risarcimenti, carrozzieri a processo
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Falsi incidenti stradali, con richieste di risarcimento di danni mai avvenuti. Vere, però, erano le polizze intestate a ignari clienti oppure a parenti e amici degli imputati. Così come veri erano i risarcimenti, che venivano pagati con la compiacenza di tre carrozzieri di Besana in Brianza, coinvolti in un processo per una presunta truffa che vede cinque imputati alla sbarra. I fatti contestati risalgono al 2013 ma, secondo le accuse, si sono protratti fino al 2019.

Il raggiro, secondo le contestazioni della Procura, avrebbe fruttato centomila euro ai danni della compagnia UnipolSai Spa, che ora si è costituita parte civile nel procedimento.

Il ruolo di una dipendente di UnipolSai

I reati sarebbero stati commessi a Vimodrone, dove ha sede una filiale della società assicuratrice, a Bresso e a Besana Brianza, luoghi dove si trovavano le carrozzerie specializzate nella riparazione dei cristalli. Come artefice della truffa è stata individuata una dipendente dell’agenzia di Vimodrone, che ha già definito la sua posizione, patteggiando la pena di 2 anni e 11 mesi di reclusione, come anche il titolare di un centro cristalli a Bresso (un anno e 11 mesi).

I risarcimenti per chiudere il processo

Questi ultimi hanno risarcito complessivamente la somma di 40mila euro a favore di UnipolSai. Ora, davanti ai giudici monzesi si trovano alcuni loro parenti e altri presunti complici. Tra questi anche tre carrozzieri besanesi, rispettivamente di 60, 56 e 46 anni, titolari della carrozzeria brianzola finita al centro delle accuse. Le parti offese individuate, residenti sia in Brianza che nell’Hinterland milanese, sono circa una trentina. Secondo quanto emerso, tuttavia, nessuno si è costituito parte civile poiché quando il raggiro era venuto alla luce, non avevano subito alcuna perdita.

L'investigatore privato

Sul raggiro, la compagnia ha assunto un investigatore privato, che ha portato alla luce il modus operandi del gruppo. Venivano fatte aprire varie pratiche relative a piccoli sinistri. Decisivo era il ruolo dell’impiegata dell’assicurazione, che aveva il compito di intercettare, e fare sparire le lettere attraverso le quali Unipol comunicava ai clienti che era in corso la pratica per la riparazione dei danni dell’incidente, in modo da non far sorgere alcun sospetto.
I titolari delle carrozzerie che provvedevano alla sostituzione dei cristalli, invece, emettevano le fatture per ottenere dall’assicurazione gli importi di lavori che in realtà non erano mai stati eseguiti. Soldi che poi i componenti dell’organizzazione criminale si sarebbero divisi tra loro. Una lettera, però, era arrivata comunque a un cliente, che aveva fatto partire gli accertamenti successivamente confermati dal detective, che deve essere sentito come testimone al processo alla prossima udienza.

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