Ora l’incubo può dirsi definitivamente concluso. Mauro De Cillis (nella foto), 70enne di Carugate, ex manager dell’Amsa di Milano, è stato assolto anche in appello, per non aver commesso il fatto, dall’accusa di corruzione nell’ambito del processo “Mensa dei poveri” che il 15 gennaio 2026, a seguito della sentenza, ha notevolmente ridimensionato il peso accusatorio portando ad altre assoluzioni (una sessantina) e a riduzioni di pena nei confronti di altri imputati.
La seconda assoluzione nell’inchiesta “Mensa dei poveri”
“Non solo io, ma tanti altri sono stati vittime di un vero delirio giustizialista – ha commentato De Cillis – Ho vissuto sulla mia pelle due mesi di detenzione in carcere e tre ai domiciliari, da innocente. Ringrazio i giudici di primo e secondo grado, che si sono basati sulle carte, a differenza di quanto fatto dalla Procura. Mi viene da ridere quando si parla di ‘indipendenza dei pm’: hanno mostrato un’ossessione sfrenata per trovare presunte prove, con una modalità inquisitoria che ha lasciato basiti. Qui non parliamo di destra o di sinistra, ma di diritti civili, che non dovrebbero avere colore. Ringrazio i diversi politici che hanno mostrato vicinanza nei miei confronti: alcuni di loro, come l’allora consigliere regionale del Pd Fabio Pizzul, vennero a trovarmi anche in carcere”.
“Ora mi riprenderò la mia vita”
De Cillis, che era stato accusato di aver ricevuto una tangente da 100mila per garantire a un’azienda l’aggiudicazione di un appalto nel settore rifiuti, non può non andare a quei due mesi dietro alle sbarre.
“Per i corrotti era stato ridotto l’orario delle visite dei familiari – ha ricordato – Eppure io ero solo indagato e venni trattato come si fa con un condannato in via definitiva. Cosa farò nel futuro? Prima di tutto mi riprenderò la mia vita, dopo 7 anni difficilissimi che sono riuscito a sopportare in primis grazie all’affetto e al supporto della mia famiglia”.